| Ordine degli Architetti di Firenze e Prato | |
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DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE 191 MAGGIO 1998, N.118 (B.U.R.T. 22-7-98 n.56) LR 76/94 "DISCIPLINA DELLE ATTIVITA' AGRITURISTICHE", ART. 17 - PIANO DI INDIRIZZO PER L'AGRITURISMO.
L'AGRITURISMO E LO SVILUPPO RURALE La recente Conferenza Europea di Cork sullo sviluppo rurale ha evidenziato il comune intendimento degli Stati dellíUnione Europea affincheí síimpegnino maggiormente per favorire ogni utile integrazione dellíagricoltura con il turismo, líartigianato e la cultura del territorio. Questo concetto puoí esser sintetizzato in una graduale e crescente attivitaí di promozione dello "sviluppo rurale".Un concetto, questíultimo, che puoí e deve potersi integrare con le realtaí agricole esistenti e non solo nelle aree rurali svantaggiate. "Sviluppo rurale" eí la indifferibile necessitaí di creare un "sistema" di opportunità agricole, ambientali, artigianali, culturali e storiche, che rendano attrattiva líarea - territorio presa a riferimento. LíUnione Europea ha inteso delimitare concettualmente tale area prevalentemente a quelle indicate per líapplicazione del Leader II o del Reg. dellíU. E. 2081/93 ob. 5/b, invece un concetto di tale portata non può che esser concepito nella sua globalità: agricoltura - ambiente con i servizi e le emergenze che il territorio presenta e promuove. Un concetto globale di "sviluppo rurale" che supera la distinzione díintervenire nelle sole aree agricole marginali. Díaltronde secondo la Carta Europea del Consiglio díEuropa "zona rurale" deve intendersi come "una regione, compresi i villaggi e le cittadine, la maggior parte della quale eí utilizzata per: - l'agricoltura, la selvicoltura, líacquacoltura e la pesca; - le attività economiche e culturali degli abitanti delle zone (artigianato, turismo, servizi, ecc.); - la sistemazione di zone non urbane per attivitaí del tempo libero e per riserve naturali. In tale contesto, anche alla luce degli indirizzi riportati per favorire il turismo rurale (dizione che a livello europeo comprende anche líagriturismo) l'Unione Europea ha emesso la Comunicazione del Luglio 1988. Per líUnione Europea il turismo rurale eí una nozione molto ampia comprendente qualsiasi attivitaí turistica svolta in ambiente rurale, compreso il turismo nelle aziende agricole e líagriturismo. Pur non intravedendo a livello europeo una volontà di andare a distinguere il turismo rurale nell'accezione prevalente di turismo in campagna, avulso da qualsiasi rapporto con líagricoltura e le sue attività, in Italia con la Legge 730 del 1985 si è cercato di correlare il turismo in campagna come attività complementare ed integrativa dell'azienda agricola. Un distinguo non da poco, da mantenere, anche per rispettare alcuni principi basilari dell'agriturismo: - integrazione del reddito e dellíoccupazione delle imprese agricole, in particolare dei giovani e delle donne; - valorizzazione e restauro delle architetture rurali tradizionali; - riscoperta e promozione delle produzioni tipiche; - un collegamento piuí stretto con il vissuto della civiltà contadina integrandola con la cultura del territorio e líartigianato sia esso alimentare o no; - un riequilibrato rapporto città - campagna, che nel periodo di forte industrializzazione, ha favorito un apporto squilibrato della crescita urbanistica e sociale delle cittaí. Se durante tale periodo di crescita economica, líunica funzione della campagna era sostanzialmente quella di fornire prodotti agricoli per la cittaí e per il mercato, negli ultimi anni, si innesca nella campagna un processo che le fa recuperare un ruolo di maggior rilievo come luogo di nuovi insediamenti abitativi e luogo di "consumo" e di intrattenimento del tempo libero. Ogni altra forma turistica esercitata in campagna, anche allíinterno di uníazienda agricola, con criteri difformi dalla Legge 730 deve esser considerata "turismo rurale" ed è quindi inquadrata nella legge quadro n. 217 del 17 maggio 1983. Líagriturismo si presenta quindi in un quadro coerente cui fanno riferimento: - le politiche agricole che si sono succedute nei decenni 1980-90 e 1990-2000; in particolare: i regolamenti sulle strutture produttive agrarie (797/85..) e la PAC; - le politiche per il turismo (Libro verde comunitario per il turismo); - le politiche per il mondo rurale, in particolare la Comunicazione della Commissione del 1988 "Il futuro del mondo rurale" e la Carta europea adottata in sede di conferenza di Cork; - la legislazione nazionale sul turismo (L.271/83 che introduce nella legislazione líalloggio agrituristico); - la specifica legislazione sullíagriturismo (L.730/85) ad oggi elemento irrinunciabile di riferimento per le legislazioni regionali in materia di agriturismo. L'Italia nel contesto europeo presenta in tal senso una specificitaí in quanto unico paese ad aver disciplinato líospitalitaí nellíazienda agricola in modo diverso dallíospitalitaí nelle altre strutture ricettive e presenti in campagna; questo spiega come mai in Europa si parla genericamente di "turismo rurale", mentre in Italia si distingue tra "turismo rurale" e "agriturismo". Seppure in entrambi i casi si tratti di uníattivitaí che ben risponde agli obbiettivi comunitari enunciati in documenti quali "Il futuro del mondo rurale" e la dichiarazione di Cork, in Italia líagriturismo si colloca, nel contesto dello sviluppo rurale sostenibile, quale strumento privilegiato rispetto ad ogni altro tipo di ricettivitaí in campagna in quanto direttamente e strettamente collegato allíattivitaí agricola essendo definito attivitaí "complementare" ed "integrativa" rispetto a questa. La Regione Toscana, con il presente Piano di Indirizzo, si colloca pertanto allíinterno dei fondamenti dello sviluppo rurale sostenibile inteso come sistema di opportunitaí agricole, turistiche, ambientali, artigianali, culturali, architettoniche, artistiche e storiche volto alla valorizzazione integrata dell'area-territorio presa a riferimento. Il presente e primo elaborato di Piano díIndirizzo Regionale dellíagriturismo, in attuazione della Legge Regionale 76/94 "Disciplina delle attivitaí agrituristiche" ha líambizione in assenza, fino ad oggi, di una legge regionale sul turismo rurale, di rendere trasparente e chiaro, sul piano dellíinterpretazione legislativa tale distinguo, evitando commistioni e coabitazioni con il turismo "classico", comprendente o meno il turismo naturalistico e/o il "turismo rurale".
Díaltro canto la repentina espansione della domanda di vacanze e/o di soggiorni in campagna ha inciso notevolmente sull'economia rurale dei diversi paesi favorendo lo sviluppo di un'attività professionale di qualità, correlata ad un offerta di prodotti completi e diversificati. Nei diversi Paesi europei si è osservato un crescente interesse verso il turismo in campagna che eí sorto e sviluppato in primo luogo in Francia, ed ha visto líadozione della formula degli "alloggi rurali", che si presentavano e si presentano con una tipologia di offerta molto eterogenea. In Gran Bretagna il fenomeno del turismo in campagna eí sorto e si è sviluppato allo scopo di contenere líesodo dalle campagne, il costante ampliamento dei centri urbani ed il degrado ambientale e delle risorse naturali conseguenti allo spopolamento rurale. Il decennio 1970-1980 ha fatto registrare una costante diminuzione del numero di addetti in agricoltura operanti in particolare modo nel settore delle piccole aziende. In tale contesto, l'interesse per le vacanze verdi è servito da strategia efficace non solo per sostenere l'economia e la società rurale, attraverso la possibilitaí di differenziazione ed integrazione della tradizionale attivitaí agricola, ma anche per la realizzazione di una pianificazione del territorio che favorisca un equilibrato uso delle risorse. L'agriturismo in Danimarca invece ha avuto un avvio lento nei decenni precedenti, ed una consistenza limitata ad un migliaio di aziende, modernamente attrezzate e localizzate in prevalenza nella penisola dello Jutland. E' sempre stato frutto della libera iniziativa dei singoli agricoltori, non si sono pertanto avute iniziative legislative finalizzate ad una regolamentazione del settore, né vi è pertanto alcuna forma di intervento statale o di contribuzione ad eccezione di particolari aree ricadenti negli obiettivi di sviluppo rurale indicate dall'U. E. In Germania sono circa ventimila le aziende che offrono ospitalità nel territorio e le tipologie dell'offerta sono quelle tradizionali: camere per ospiti, con servizio di prima colazione, mezza pensione o pensione completa e alloggi. Non esiste una legislazione specifica che disciplini il settore. Il turismo rurale viene incoraggiato dai singoli Laender e non dal Governo Federale che limita il suo intervento al finanziamento per la costruzione di alloggi e progetti speciali. Infine il turismo in campagna in Finlandia riveste una rilevanza non trascurabile nel panorama dell'offerta turistica. Infatti, le particolari caratteristiche del territorio finlandese, líimportanza del mondo rurale e líattenzione verso i problemi ecologici, nonché la conservazione e salvaguardia dellíambiente hanno favorito la scelta di una vacanza in aziende agrituristiche.
L'accezione che si è voluta dare al termine, già dalle prime esperienze nazionali ai primi anni '80 era di connettere tale nuovo movimento turistico allíattivitaí agricola ed integrarla direttamente ad essa. Ecco la Legge n. 730 dell'85 promossa dalle associazioni agrituristiche, emanazioni delle Organizzazioni agricole professionali. Un fenomeno nazionale che, pur espandendosi nei primi anni a ritmi sicuramente interessanti, presenta una serie di "divagazioni" che in alcune regioni ha portato ad uno stallo delle attivitaí ed un freno al loro sviluppo. Un freno dovuto alla scarsa o modesta integrazione della legislazione regionale con il dettato normativo nazionale, quanto alla modesta integrazione delle diverse disposizioni regionali in materia urbanistica, igienico - sanitaria, agro - ambientale. L'attuale legislazione regionale disciplina in tutte le regioni líagriturismo ed in alcune di esse, nello stesso testo normativo, anche il turismo rurale. Pur nella sua storicità, il testo di legge 730 sullíagriturismo, alcune certezze le stabiliva anche se sul piano interpretativo alcune regioni hanno attuato una sorta di "diluizione" di taluni concetti riferiti alla prevalenza dell'attività agricola su quella agrituristica ed alla possibilità della somministrazione di pasti e bevande, rinunciando a promuovere tra le aziende le attività didattiche e ricreative di corredo alle normali attività agricole. Cioí ha portato ad una serie di "distorsioni" interpretative, con la conseguenza che circa i 2/3 delle aziende autorizzate offrono ristorazione, ed in molti casi sono avulse da alcuna attivitaí didattica o di permanenza dell'ospite in azienda. Pertanto, in alcune regioni, la presenza di un numero considerevole di agri-ristori ha connotato l'agriturismo nel fornire una somministrazione di pasti e bevande tipiche in un ambiente rurale. Cioí ha limitato e frenato l'agriturismo inteso come offerta turistica integrata dell'azienda agricola per apprezzare, oltre le produzioni tipiche, la cultura ed il territorio del "contado". Anche una interpretazione estensiva della prevalenza dellíattivitaí agricola in termini di redditualità non è omogenea in tutto il territorio nazionale, creando condizioni fortemente dissimili da regione a regione. Le produzioni agro - alimentari delle nostre regioni, devono sempre più connettersi e caratterizzarsi con i territori. Gli stessi Regolamenti dell'U. E. (2081/93) sulle denominazioni di origine protetta e a indicazione geografica protette, risultano dare una risposta parziale e non lungimirante verso una riconoscibilitaí, visibilitaí e tutela delle produzioni connesse ai territori. Legiferare e tutelare un prodotto senza tutelarne il territorio, permette una dissociazione che alla lunga non legittima nei consumatori quello stretto rapporto di chiarezza e di esclusivitaí che deve esistere tra produzioni tipiche e di origine geografica. L'Unione Europea non riconosce i "marchi territoriali", ma solo la tutela di alcune produzioni tipiche. Gli standard di qualità e di legittimitaí normativa dellíagriturismo precludono nel medio periodo l'opportunità ad una tutela di un marchio di territorio e di specificità di una offerta turistica di emanazione agricola qual è l'agriturismo. I dati disponibili sul fenomeno dell'agriturismo in Italia (Dati agriturist 1985-1997) individuano un numero pari a circa 7500 aziende autorizzate e un numero complessivo di posti letto pari a circa 105.000. Di queste 7500 aziende, 4000 effettuano il servizio di ristorazione, 700 hanno la possibilitaí di ospitare in spazi aperti. Nel 1997 sono state stimate circa 8.900.000 presenze cui il 20% straniere. Tale cifra è più del doppio rispetto alle presenze registrate nel 1985. Le Regioni in cui ci sono state piuí richieste per realizzare una vacanza agrituristica sono il Trentino Alto Adige e quelle dellíItalia centrale, in primo luogo Toscana, Umbria, in secondo luogo Abruzzo e Marche. Seguono Veneto e Piemonte; al sud le Regioni più richieste sono Sicilia e Puglia. Mediamente gli alloggi delle aziende sono utilizzati per un periodo di circa 85 giorni nell'arco dell'anno (ovvero meno di tre mesi). Se si confrontano questi dati con quelli del 1985 e 1990 si vede che mediamente negli ultimi anni dal 1990 al 1997 si è avuto un aumento di circa 100 aziende all'anno. Nonostante questa notevole crescita líagriturismo eí un attivitaí che interessa poco meno dell'1% delle aziende agricole italiane.
Per ottenere una maggiore efficacia delle azioni di tali attività è necessario che queste siano inserite e coordinate con gli obiettivi di conoscenza e di governo del territorio, individuati nelle strategie del P.I.T. (Piano di Indirizzo Territoriale) e nelle azioni di programma elaborati a livello provinciale dai vari P.T.C. (Piani Territoriali di Coordinamento). Il patrimonio agricolo regionale, comprensivo delle sue architetture rurali, presenta uníinnata vocazionalità ai fini di un crescente ed "armonioso" sviluppo dellíagriturismo, alla realizzazione di forme più evolute di valorizzazione del territorio, che si esprimono attraverso la tutela e la promozione del patrimonio delle arti minori del contado, delle tradizioni locali e del sistema "folklore" in Toscana. La crescita di un Agriturismo in Toscana, anche se in areali dove risultano dominanti la ruralitaí e le infrastrutture connesse al settore primario, pone alcuni problemi in termini di viabilità - mobilitaí delle persone, delle merci, dei servizi e delle informazioni in un territorio cadenzato prevalentemente dai tempi delle stagioni e delle lavorazioni agricole. I Piani Territoriali di Coordinamento delle Province, nella individuazione degli indirizzi in merito allíassetto normativo e programmatico delle zone con prevalente o esclusiva funzione agricola, in particolare nel sistema appenninico, non potranno non tenere conto delle ulteriori risorse portate dallíagriturismo. Si tratta di nuove risorse, non solo di natura economica ma anche di natura sociale e territoriale, che per anni sono state confinate in temi e problematiche di stretta pertinenza agricola. Líagriturismo, se ben programmato e promosso a livello provinciale, attraverso le relative infrastrutture urbane, viarie e culturali, si svilupperaí ulteriormente e in modo certamente sostenibile con il territorio, accelerando il processo di crescita qualitativa e tecnologica delle produzioni agricole e tipiche della regione. Un ruolo non secondario viene svolto dallíagriturismo nel recupero e nel riuso dei fabbricati rurali, spesso degradati, che vengono nuovamente ad acquistare nuova "vivibilità" e dignità, quando nel loro restauro e recupero viene rispettata una rigorosa aderenza alle architetture rurali. Questo porta a una generale valorizzazione del territorio agricolo in quanto, oltre al recupero del fabbricato sul piano strettamente funzionale, tale intervento diventa "volano" di crescita sociale e di sviluppo di economie tradizionali quali il commercio, líartigianato con necessità di servizi pubblici e privati, in borghi e nuclei rurali, il più delle volte dimenticati da ogni attivitaí di pianificazione territoriale. La programmazione provinciale, integrata dalle proposte urbanistiche e dalle scelte territoriali dei Comuni, dovraí tenere conto di questa nuova crescente risorsa per uno sviluppo delle aree a maggior degrado socio - economico e di aree orografiche considerate difficili. I primi passi dell'agriturismo toscano degli anni '80 si sono caratterizzati per rispondere alle esigenze di un turista prevalentemente estero che, utilizzando gli alloggi in fattoria o nelle architetture rurali presenti nell'azienda agraria, riusciva a poter visitare le città d'arte, i borghi medioevali, eventualmente acquistando le produzioni tipiche della nostra collina. Il fenomeno era comunque ristretto allíarea del Chianti e piuí precisamente alle province di Firenze e Siena. Assente in questi primi anni ogni offerta integrata di attività didattica e/o di intrattenimento nella colonica o nel borgo. Il fenomeno veniva ad esser promosso, in alcuni casi, da agenzie di intermediazione e/o Tour operator che hanno avuto lungimiranza nellíintraprendere le nuove esigenze del turismo straniero, poi diventate esigenze nazionali ed ancora oggi queste imprese svolgono un ruolo importante ai fini di una maggior utilizzazione dellíofferta agrituristica nellíarco dell'anno. L'esigenza avvertita dai piuí eí di un ritorno in campagna, alla riscoperta delle proprie radici, agli antichi sapori ed ai contatti umani, al parlare con la gente del posto di ordinarietaí e di problemi che pur "banali", in campagna favoriscono la comunicazione e líintrattenimento, ciò che le grandi città avevano in questi ultimi decenni brutalmente omogeneizzato. A distanza di quasi trentíanni da tale prima offerta di vacanze verde in fienili e coloniche ristrutturate, l'agriturismo toscano si presenta come l'offerta regionale più completa per la dimensione del fenomeno in termini quantitativi, ma ancor più qualitativi. Un'offerta che, favoriti da una orografia differenziata nella nostra regione, permette il soggiorno e l'intrattenimento in collina, in montagna, in prossimitaí della costa. Un intrattenimento di alto profilo qualitativo sia per il restauro operato nelle architetture rurali, che nella offerta di attivitaí didattiche e ricreative (corsi di cucina tipica, andar per cantine lungo le "Strade del vino", corsi di ceramica artigianale, che ben síintegrano con le normali attivitaí agricole). La Regione Toscana ha favorito il fenomeno e lo sviluppo dellíagriturismo, ancorandolo strettamente allíazienda agricola, pur considerando le difficoltà di svolgere tale ospitalità nelle aree svantaggiate e montane. Un ancoraggio motivazionale e strutturale che ha permesso di evitare "divagazioni" dal concetto originario di agriturismo e che, negli anni, si eí dimostrata la carta vincente. Agriturismo e sviluppo rurale del territorio, anche per il tramite di specifiche azioni di "animazione rurale". Probabilmente cíeí ancora molto da fare in termini di semplificazione delle norme di accesso e di autorizzazione a svolgere tale attivitaí, pur assicurando una aderenza alle discipline che regolamentano l'urbanistica rurale e le norme igienico sanitarie. Eí da favorire nei prossimi interventi legislativi un maggior e più stretto raccordo tra gli Enti locali (Comuni e Province), gli Enti delegati alla tutela della salute (USL - Igiene del territorio), le Aziende di Promozione turistica. I dati nazionali individuano la Toscana al primo posto per numero di aziende agrituristiche e al secondo posto come numero di posti letto. Come si può vedere dalle statistiche la Toscana rappresenta il 16,3% dell'offerta italiana come numero di aziende autorizzate e il 13,6 % come numero di posti letto. Da notare altresií che la Toscana rappresenta solo il 6,35% delle aziende che offrono il servizio di ristorazione e il 4% di quelle che offrono la possibilità di ospitare in spazi aperti. |
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