(G.U. 21-2-1977, n.48, supplemento)
CRITERI, METODOLOGIE E NORME TECNICHE GENERALI DI CUI ALL'ART.2, LETTERE B), D), E) DELLA LEGGE 10 MAGGIO 1976, N.319, RECANTE NORME PER LA TUTELA DELLE ACQUE DALL'INQUINAMENTO.
ALLEGATO 1
CRITERI GENERALI E METODOLOGIE PER IL RILEVAMENTO DELLE CARATTERISTICHE QUALITATIVE E QUANTITATIVE DEI CORPI IDRICI E PER LA FORMAZIONE DEL CATASTO DEGLI SCARICHI
Capitolo I
CRITERI GENERALI PER IL RILEVAMENTO DELLE CARATTERISTICHE
QUALITATIVE E QUANTITATIVE DEI CORPI IDRICI
La legge 10-5-1976, n.319, recante norme per la tutela
delle acque dall'inquinamento, affida, tra l'altro,
allo Stato il compito di fissare i criteri generali
e le metodologie per il rilevamento dei <<corpi
idrici superficiali e sotterranei>>.
In proposito devesi subito evidenziare che per la dizione
<<corpo idrico>> non esiste nella nomenclatura
tecnica una precisa definizione, per quanto espressioni
simili siano universalmente accettate anche in campo
internazionale; comunque, per <<corpo idrico>>
deve intendersi <<qualsiasi massa d'acqua che,
indipendentemente dalla sua entità, presenti
proprie caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche,
biologiche, e sia, o possa essere, suscettibile di
uno o più impieghi>>.
A tale riguardo le acque che debbono essere protette
dai danni derivanti da una degradazione della qualità,
possono configurarsi in quelle relative ai seguenti
impieghi, peraltro non necessariamente limitativi:
1) utilizzazione a scopo potabile;
2) utilizzazione per usi agricoli;
3) utilizzazione per usi industriali;
4) mantenimento della vita acquatica;
5) attività ricreativa;
6) navigazione.
Una definizione come quella sopracitata sembra la più
aderente allo spirito delle norme contenute nella legge
di cui trattasi, ma per la sua genericità mal
si presta ad una pratica applicazione proprio laddove
la legge stessa, all'art.7, prevede il rilevamento
- per tutto il territorio nazionale - delle caratteristiche
idrologiche, fisiche, chimiche e biologiche dei corpi
idrici ed il loro andamento nel tempo.
In tale situazione, tenendo presenti le finalità
della legge è parso opportuno fissare, in sede
preliminare, alcuni criteri generali per dare l'immediato
avvio ai rilevamenti di cui all'art.7 precedentemente
richiamato.
Ciò ha portato, come logica conseguenza, a individuare
in modo più realistico i <<corpi idrici>>
allo scopo di poter eseguire - sulla base delle metodologie
che verranno successivamente indicate - i rilevamenti
di cui sopra.
Essi sono stati così distinti:
a) laghi e serbatoi;
b) corsi d'acqua naturali e artificiali;
c) acque di transizione;
d) acque costiere;
e) falde acquifere sotterranee.
A ciascun tipo di corpo idrico (all'atto del rilevamento
delle caratteristiche qualitative e quantitative) corrisponderà
una specifica metodologia, previa precisazione dei
criteri in base ai quali il <<corpo idrico>>
è stato incluso in una determinata classe.
L'indagine sarà completata con tutte le notizie
riguardanti gli scarichi, sia pubblici che privati,
interessanti il corpo idrico ed acquisiti attraverso
il <<catasto degli scarichi>> che dovrà
essere avviato contemporaneamente al rilevamento suddetto.
Inoltre per la redazione del piano nazionale di risanamento
tutti i dati dovranno essere riportati su schede-tipo,
seguendo un codice standard.
1. LAGHI E SERBATOI.
Si denominano <<laghi>> le raccolte di acque
stagnanti, non temporanee. Essi possono essere del
tipo: naturali, aperti o chiusi a seconda che esista
o meno un emissario, naturali ampliati e/o regolati
se provvisti all'incile di opere di regolazione idraulica,
e artificiali se realizzati mediante manufatti di sbarramento.
Rimangono esclusi i laghi salmastri costieri, che verranno
considerati nelle acque di transizione.
L'unità fisiografica lacustre è rappresentata
dallo specchio d'acqua dell'areale emerso e dalle acque
sotterranee che contribuiscono alla formazione dello
specchio lacustre.
Ai fini dell'applicazione della legge dovranno essere
presi in considerazione i corpi idrici lacustri aventi
superficie dello specchio liquido pari a kmq 0,2 o
superiore nel periodo di massimo invaso, nonché
altri aventi una superficie inferiore ma che presentino
specifici interessi (approvvigionamento potabile, interesse
paesaggistico, naturalistico, ecc.).
Per ogni corpo idrico dovrà essere indicato il
tipo e dovranno essere precisate le caratteristiche
geografiche e topografiche, estendendo la ricerca -
oltre che al lago - anche al bacino imbrifero in cui
il lago stesso si trova.
Tra gli elementi caratteristici saranno da evidenziare
(con riferimento a specifici livelli idrici) l'area
del lago, lo sviluppo delle sponde, la profondità
ed il volume di invaso.
Per quanto concerne il bacino imbrifero di alimentazione
andranno precisate le caratteristiche morfologiche
del bacino stesso e del reticolo idrografico, con particolare
riferimento agli immissari ed all'emissario.
Per ciascun corpo idrico dovranno inoltre essere fornite
informazioni relative alle utilizzazioni prevalenti,
che possono essere così identificate: uso potabile,
uso industriale, produzione di energia elettrica, uso
agricolo, esercizio della pesca, utilizzazione per
balneazione ed attività ricreative e navigazione
di linea.
Particolare cura dovrà poi essere posta nella
indicazione delle caratteristiche idrologiche, fisiche,
chimiche e biologiche del corpo idrico.
La ricerca di tali elementi non può essere limitata
al lago considerato isolatamente, ma va inquadrata
nei caratteri geo-idro-morfologici di tutto il bacino
imbrifero. La conoscenza della geologia del bacino
e delle condizioni geomorfologiche della rete idrografica
completano, infatti, il quadro dei fattori fisici da
cui dipende il regime del lago stesso.
Particolare rilievo, ai fini del bilancio idrologico
del bacino, assumono le caratteristiche idrologiche
degli immissari, dell'emissario e dello stesso specchio
liquido. E' noto inoltre che in relazione al tempo
di ricambio, ai processi chimici e biologici che si
verificano nel lago ed alle torbide immesse dagli immissari,
variano le qualità delle acque sia dal punto
di vista chimico (concentrazione di sostanze disciolte
o sospese) che da quello fisico (trasparenza, che influisce
sullo spessore dello strato d'acqua ove si svolge la
fotosintesi), nonché da quello biologico.
Le indagini di carattere idrologico, fisico, chimico
e biologico risultano quindi assai complesse e lunghe.
Comunque in una prima fase del censimento sarà
sufficiente limitare le ricerche a pochi parametri,
quali: portata dell'emissario per i laghi naturali
o assimilati, portata derivata per i vari usi per i
serbatoi artificiali, livelli del lago, temperatura,
trasparenza, ossigeno disciolto, sostanze nutritive
e conducibilità elettrica.
Ove siano note alterazioni coinvolgenti l'intero corpo
idrico lacustre dovute a metalli, sostanze sospese,
temperatura, ecc., queste dovranno essere descritte
e segnalate.
2. CORSI D'ACQUA.
Con la denominazione <<corsi d'acqua>> si
identificano sia i corsi d'acqua naturali (come i fiumi,
i torrenti, i rii, ecc.) che quelli artificiali (come
i canali irrigui, industriali, navigabili, reti di
scolo, ecc.), fatta però esclusione dei canali
appositamente costruiti per lo smaltimento di liquami
e di acque reflue industriali.
Per i corsi d'acqua che sfociano in mare il limite delle
acque correnti interne coincide con l'inizio della
zona di foce (paragrafo 3).
Ai fini dell'applicazione della legge debbono essere
presi in considerazione:
a) tutti i corsi d'acqua naturali il cui bacino imbrifero,
allo sfocio a mare o alla confluenza, sia uguale o
superiore a kmq 100;
b) tutti i corsi d'acqua artificiali con portata di
esercizio di 1 mc/s o superiore;
c) tutti i corsi d'acqua naturali e artificiali non
rientranti nelle precedenti voci, ma che rivestono
specifici interessi (uso potabile, paesaggistico, naturalistico,
inquinamento, rapporti diretti con acque sotterranee,
ecc.).
La caratterizzazione geografica e topografica dei corsi
d'acqua va eseguita nell'ambito del bacino imbrifero
di appartenenza, del quale pertanto dovranno essere
preliminarmente noti o accertati - secondo la naturale
e progressiva ripartizione della rete idrografica -
gli elementi areali ed altimetrici.
Per ogni corpo idrico si renderanno poi necessarie ulteriori
indagini (più o meno approfondite a seconda
della importanza del corso d'acqua) per la delimitazione
dell'alveo, per il rilievo di sezioni trasversali e
per il tracciamento del profilo longitudinale.
Comunque, in via indicativa, sarà sufficiente
indicare, in una prima fase dell'indagine, in corrispondenza
di ogni sezione prescelta - oltre agli elementi geografici
di identificazione territoriale del corpo idrico (località,
comune, provincia)- il bacino principale di appartenenza
e i vari sottobacini nonché i bacini allacciati,
l'area del bacino sotteso e la distanza della sezione
dalla confluenza o dal mare.
Altre notizie riguarderanno le attuali prevalenti utilizzazioni
idriche, secondo la suddivisione già indicata
per i laghi.
Infine dovranno definirsi - sempre per ogni corpo idrico
- le caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche
e biologiche del corpo idrico.
Per quanto concerne le caratteristiche idrologiche sarà
opportuno che in corrispondenza di ogni sezione prescelta
venga istituita (qualora già non lo sia) una
regolare stazione di misura delle portate liquide e
torbide in modo di rilevare - quanto meno - i periodi
di magra, di particolare importanza nelle indagini
sull'inquinamento delle acque. Comunque, per sezioni
idriche di scarso rilievo l'accertamento potrà
essere limitato a saltuarie misure di portata, in modo
da dedurre valori abbastanza attendibili sia della
portata media che di quella minima.
In merito poi alle caratteristiche fisiche, chimiche
e biologiche delle acque, la ricerca dovrà avere
principalmente per oggetto i seguenti fattori: solidi
sospesi, ossigeno disciolto, temperatura, BOD5, N ammoniacale,
metalli, indici batteriologici, ecc.
3. ACQUE DI TRANSIZIONE.
Si identificano nelle <<acque di transizione>>
i seguenti corpi idrici: laghi e stagni salmastri,
lagune e zone di foce.
Per <<zona di foce>> deve intendersi il
tratto terminale del flusso di acqua compreso tra la
sua bocca e il limite delle acque dolci, corrispondente
quest'ultimo alla sezione del corso d'acqua più
lontana dalla foce, in cui con bassa marea e in periodo
di magra si riscontra - in uno qualsiasi dei suoi punti
- un sensibile aumento del grado di salinità
dovuto alla presenza di acqua marina.
La caratterizzazione geografica e topografica delle
acque di transizione andrà eseguita, a seconda
del caso, con le medesime modalità già
indicate per i laghi e i corsi d'acqua.
Anche per tali acque si forniranno notizie sulle prevalenti
utilizzazioni idriche, quali l'uso industriale, l'esercizio
della pesca, l'utilizzazione per balneazione ed attività
ricreative e la navigazione.
In merito poi alle caratteristiche idrologiche, fisiche,
chimiche e biologiche del corpo idrico, le relative
indagini dovranno avvenire assimilando i laghi e gli
stagni salmastri ai laghi e serbatoi (paragrafo 1),
le lagune alle acque costiere (paragrafo 4) e le zone
di foce ai corsi di acqua (paragrafo 2), inserendo
però sempre la conducibilità tra i parametri
già indicati.
4. ACQUE COSTIERE.
L'identificazione delle <<acque costiere>>
in una prima fase dell'indagine, dovrà avvenire
prendendo in considerazione le acque comprese entro
una fascia di circa 100 metri dalla costa.
Al fine della caratterizzazione geografica e topografica
del corpo idrico dovranno essere precisati gli elementi
geografici di delimitazione ed indicata l'esistenza
di eventuali rilievi batimetrici riferiti al medio
mare, che consentano la precisa identificazione dei
fondali.
Inoltre per ciascun tratto costiero dovranno essere
fornite notizie sulle attuali prevalenti utilizzazioni,
quali la balneazione, la pesca, la mitilicoltura e
la navigazione.
Data la particolare natura del corpo idrico in questione,
non appare necessario il rilevamento di specifiche
caratteristiche idrologiche connesse con gli scopi
che la legge si prefigge, mentre per quanto si riferisce
alle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche
delle acque il numero minimo dei parametri da determinare
dovrà riguardare: la trasparenza, le sostanze
nutritive, gli olii minerali e gli indici batteriologici.
5. FALDE ACQUIFERE SOTTERRANEE.
Si identificano come <<acque sotterranee>>
tutti gli accumuli d'acqua nel sottosuolo, permanenti
o non permanenti, in quantità tali da essere
oggetto di utilizzazione, anche stagionale.
Fra essi ricadono le falde freatiche e quelle profonde
(in pressione o no) contenute in formazioni rocciose
filtranti o fratturate, e, in via subordinata, i corpi
d'acqua intrappolati entro formazioni rocciose profonde
e praticamente immobili. Pure le manifestazioni sorgentizie,
concentrate o diffuse (anche subacquee), si considerano
come appartenenti a tale gruppo di acque, perché
rappresentano affioramenti della circolazione idrica
sotterranea.
La caratterizzazione geografica e topografica dei corpi
idrici in questione è quanto mai difficile per
la necessità di esaminare, in maniera globale,
le falde acquifere unitamente alle proprie zone di
alimentazione e di discarica.
Per le finalità cui mira la legge dovranno, comunque,
essere dapprima prese in considerazione quelle falde
o sorgenti che presentino particolari condizioni di
vulnerabilità rispetto agli inquinamenti diretti
o indiretti.
Nel caso delle falde sotterranee assume spiccata importanza
la delimitazione del "bacino idrogeologico"
al quale il corpo idrico sotterraneo appartiene, i
cui limiti possono essere indipendenti da quelli del
bacino idrografico superficiale e sono connessi alla
struttura geologica del sottosuolo ed alle caratteristiche
idrogeologiche delle formazioni rocciose presenti.
Per quanto concerne le sorgenti la individuazione del
corpo idrico non dovrà limitarsi alla precisazione
delle caratteristiche geografiche e topografiche del
sito ove la sorgente stessa si manifesta, ma dovrà
essere estesa alla falda alimentatrice.
Per ogni corpo idrico sotterraneo dovranno poi essere
fornite informazioni sulle utilizzazioni prevalenti
attuali, da identificarsi principalmente negli usi
potabile, agricolo e industriale.
Le indagini sulle caratteristiche idrologiche sono strettamente
connesse con quelle di natura geologica, necessarie
per la individuazione del serbatoio acquifero sotterraneo
e del relativo bacino idrogeologico; esse dovranno
essere estese a tutto il bacino, con lo scopo precipuo
di giungere, per ogni corpo idrico, alla determinazione
della configurazione del regime della circolazione
idrica sotterranea.
Tutto ciò evidenzia - anche in questo caso -
la mole e la complessità delle indagini da effettuare,
per cui, in una prima fase, si potranno utilizzare
i dati disponibili relativi a studi già eseguiti
o facilmente rilevabili, rivolgendo l'attenzione solo
a quei corpi idrici che risultino essere interessati
da problemi di inquinamento.
In merito poi agli specifici rilievi delle caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche delle acque sotterranee,
le determinazioni dovranno essere limitate in generale
ad un ristretto numero di parametri analitici fondamentali
(quali: temperatura, durezza, conduttività,
alcune specie ioniche fondamentali e indici batteriologici)
salvo aggiungere, caso per caso, parametri specifici,
legati cioè alla presenza di particolari fenomeni
di contaminazione.
Capitolo II
METODOLOGIE PER IL RILEVAMENTO DELLE CARATTERISTICHE QUALITATIVE E QUANTITATIVE DEI CORPI IDRICI
A - LAGHI E SERBATOI
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1 Denominazione.
Si indicherà la denominazione risultante dalla
tavoletta al 25.000 dell'Istituto geografico militare
(I.G.M.), seguita da eventuali toponimi storici o locali.
1.2 Regione.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio
ricade il bacino idrografico.
1.3 Provincia.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio
ricade lo specchio liquido.
1.4 Localizzazione geografica.
Per i laghi o serbatoi di non immediata individuazione
dovrà essere indicata la, o le, tavolette I.G.M.
al 25.000 in cui ricade il lago, con l'indicazione
se trattasi di lago naturale, naturale ampliato e/o
regolato, oppure artificiale.
1.5 Affluenti.
Salvo particolari ragioni di interesse ai fini della
legge si indicheranno i nomi degli affluenti che hanno
un bacino imbrifero proprio di almeno 100 kmq e, comunque,
quelli il cui bacino rappresenti almeno il 20% della
superficie complessiva del bacino imbrifero del lago.
1.6 Emissario/i.
Si indicheranno i nomi secondo la terminologia I.G.M.
1.7 Quota del pelo liquido (in metri s.l.m.).
Per i laghi naturali si indicheranno le quote medie
desunte dalle tavolette I.G.M. al 25.000 o, in mancanza,
quelle rilevabili da appositi studi o rilevamenti diretti.
Per i serbatoi artificiali si indicheranno quelle di
massima ritenuta.
1.8 Area del lago (in chilometri quadri).
Dovrà intendersi la superficie dello specchio
liquido riferita alla quota del pelo liquido fissata
come al paragrafo 1.7 e ricavata per planimetratura
delle tavolette I.G.M. al 25.000.
1.9 Perimetro del lago (in chilometri).
Da ricavarsi dalle tavolette I.G.M. al 25.000 o da altre
fonti o rilevamenti diretti con riferimento alle quote
del pelo liquido di cui al paragrafo 1.7.
1.10 Superficie del bacino imbrifero (in chilometri
quadri).
Da ricavarsi dalle pubblicazioni del Servizio Idrografico
del Ministero dei lavori pubblici, inclusa la superficie
dello specchio liquido.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1 Uso potabile.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione
delle prese, effettuate direttamente sul corpo idrico,
destinate ad acquedotti pubblici e le portate complessive
derivate (in l/s - valore medio annuo).
2.2 Uso industriale.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000, l'ubicazione
delle prese destinate ad insediamenti produttivi, ed
i volumi d'acqua complessivamente derivati (in mc/g
- valore medio annuo).
2.3 Produzione di energia elettrica.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione
delle prese per produzione di energia elettrica precisando
se trattasi di acque destinate a produzione diretta
di energia, a centrali di pompaggio per accumulo di
energia, a raffreddamento di centrali termoelettriche
o termonucleari, ecc., e, ove possibile, le portate
in gioco (in mc/s - valore medio annuo).
2.4 Uso agricolo.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione
delle prese destinate ad uso irriguo, e le portate
complessive derivate (in l/s - valore medio del periodo
irriguo), trascurando le derivazioni inferiori a 5
l/s.
2.5 Usi vari.
Si segnalerà l'esistenza di consorzi obbligatori
per la tutela della pesca di concessioni esclusive
di pesca, di stabilimenti balneari legalmente autorizzati
all'esercizio di campeggi direttamente insediati sulle
sponde, di enti per l'esercizio della navigazione di
linea, ecc., nonché la utilizzazione del lago
per scopi di attenuazione delle piene.
3. CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
3.1 Portate.
a) Per i laghi naturali ed assimilati si indicherà
la portata media annua (mc/s) in una sezione poco a
valle dell'incile, ove non si risenta di eventuali
opere di derivazione, utilizzando le stazioni di misura
esistenti; essa sarà ricavata secondo le metodologie
del servizio idrografico del Ministero dei lavori pubblici.
In mancanza di rilevamenti diretti verrà indicato
un valore approssimato ottenuto con metodi indiretti.
b) Per i laghi artificiali si indicheranno i valori
delle portate medie mensili (mc/s) derivate per i diversi
usi ricavati attraverso l'utilizzazione dei dati di
esercizio, ed, in mancanza, con metodi indiretti.
In ogni caso andrà indicata l'ubicazione della
stazione di misura sulle tavolette I.G.M. al 25.000.
3.2 Profondità massima (in metri).
Da ricavarsi dalle carte I.G.M. con riferimento alle
quote del pelo liquido di cui al paragrafo 1.7 ed,
in mancanza, da rilevamenti diretti.
3.3 Volume d'acqua (in milioni di metri cubi).
Ove non conosciuto, da valutarsi col metodo delle isobate
principali da riferirsi alle quote del pelo liquido
di cui al paragrafo 1.7
3.4 Copertura di ghiaccio.
Dovrà essere indicato se il lago è soggetto
a formazione di ghiaccio superficiale, il grado di
copertura approssimativo, ed eventualmente lo spessore.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
4.1 Ubicazione delle stazioni di prelievo e di misura.
Nella prima fase di avvio delle indagini, per avere
un'informazione di massima sulla qualità delle
acque del corpo idrico in questione, sarà sufficiente
scegliere una sola stazione in corrispondenza del punto
di massima profondità, per i laghi naturali
e assimilati.
Per i laghi artificiali la stazione dovrà essere
scelta a sufficiente distanza dall'opera di sbarramento,
in modo da non essere direttamente influenzata dall'esercizio
del serbatoio.
Nella stazione scelta dovranno essere effettuati tre
prelievi: il primo ad 1 metro di profondità
dal pelo liquido, il secondo a circa 1 metro dal fondo
ed il terzo a metà distanza tra i due punti
precedenti.
Per i laghi poco profondi (< 5 m) il numero dei campionamenti
lungo la verticale può essere ridotto a due
(superficie e fondo).
4.2 Frequenza dei rilevamenti.
I campionamenti, per i laghi naturali ed assimilati,
verranno effettuati in due periodi caratteristici del
ciclo annuale.
Il primo nel trimestre gennaio-marzo (periodo di piena
circolazione), il secondo nel bimestre settembre-ottobre.
Per i laghi con prolungato periodo di copertura di ghiaccio
il primo prelievo verrà effettuato immediatamente
dopo lo scioglimento completo del ghiaccio.
Per i laghi artificiali il prelievo dovrà, ovviamente,
essere subordinato all'esercizio del serbatoio.
4.3 Parametri.
4.3.1 - Temperatura dell'acqua (oC).
La misura andrà effettuata entro la massa d'acqua,
in corrispondenza della profondità indicata,
mediante termometri a rovesciamento o termometri elettrici.
La precisione della misura dovrà essere di almeno
0,1 oC (vedi: Metodi analitici per le acque, IRSA,
da ora nel testo abbreviato <<Manuale IRSA>>).
4.3.2 - Trasparenza (in metri).
Andrà effettuata mediante disco SECCHI (consistente
in un disco metallico del diametro di circa cm 25,
verniciato in bianco, appeso ad un cavo metrato).
La misura è data dal valore medio tra la profondità
di scomparsa e quella di ricomparsa del disco.
4.3.3 - Ossigeno disciolto.
La misura andrà effettuata con il metodo di Winkler
con fissazione dell'O2 al momento del prelievo. Per
il campionamento dovranno essere utilizzate le apposite
bottiglie da prelievo in profondità. La concentrazione
andrà espressa in mg/l di O2, (manuale IRSA).
4.3.4 - Sostanze nutritive.
Le analisi dovranno essere eseguite su campioni, filtrati
sul posto, su membrana filtrante di porosità
0,45 m salvo che per il fosforo totale.
4.3.4.1 - Azoto ammoniacale. - Da determinare mediante
nesslerizzazione diretta (manuale IRSA). La concentrazione
andrà espressa in mg/l N-NH3.
4.3.4.2 - Azoto nitroso. - Da determinare con il metodo
dell'acido solfanilico-naftilamina (manuale IRSA),
con concentrazione espressa in mg/IN-NO2.
4.3.4.3 - Azoto nitrico. - Da determinare con il metodo
dell'acido fenoldisolfonico (manuale IRSA), con concentrazione
espressa in mg/l N-NO3.
4.3.4.4 - Fosforo (ortofosfato). - Da determinare col
metodo all'acido ascorbico (manuale IRSA), con concentrazione
espressa in mg/l P-PO4.
4.3.4.5 - Fosforo (totale). - Da determinare sul campione
tal quale, applicando la digestione acida (miscela
solfonitrica) seguita dalla determinazione con il metodo
all'acido ascorbico (manuale IRSA), con concentrazione
espressa in mg/l P-tot.
4.3.4.6 - Cloruri (limitatamente ai laghi e stagni costieri).
- Da determinare secondo il metodo di Volhard (titolazione
argentometrica) (manuale IRSA), con concentrazione
espressa in mg/l Cl.
B - CORSI D'ACQUA NATURALI E ARTIFICIALI.
Per ogni corso d'acqua naturale, sia principale che secondario, avente un bacino imbrifero di kmq 100 o superiore e per ogni corso d'acqua artificiale, con portata di esercizio di mc/s 1 o superiore, dovranno essere rilevati e riportati in scheda i dati e le informazioni seguenti:
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1 Denominazione del corso d'acqua.
Si indicherà il nome risultante dalla tavoletta
al 25.000 dell'I.G.M., seguito eventualmente da altri
toponimi storici o locali.
1.2 Regione.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio
ricade il bacino idrografico.
1.3 Provincia.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio
ricade il bacino idrografico.
1.4 Compartimento idrografico.
Si indicherà il compartimento di competenza del
servizio idrografico del Ministero dei lavori pubblici.
Per i corsi d'acqua artificiali si indicherà
l'ente gestore.
1.5 Bacino idrografico principale.
Si indicherà il nome del bacino principale di
appartenenza. Per i canali di irrigazione si indicherà
il corpo idrico di presa.
1.6 Recapito del corso d'acqua.
Si indicherà il nome del corso d'acqua o del
lago in cui il corpo idrico confluisce. Per i corsi
d'acqua artificiali si indicherà il ricettore
finale.
1.7 Area del bacino imbrifero.
Si indicherà la superficie (chilometri quadri)
in chiusura di bacino, ricavata dalle pubblicazioni
ufficiali del servizio idrografico del Ministero dei
lavori pubblici o calcolata per planimetratura delle
tavolette I.G.M. al 25.000. Per i canali di bonifica
si indicherà il comprensorio servito.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1 Uso potabile (vedi metodologia indicata per i laghi).
2.2 Uso industriale (vedi metodologia indicata per i laghi).
2.3 Produzione energia elettrica (vedi metodologia indicata per i laghi).
2.4 Uso agricolo (vedi metodologia indicata per i laghi).
2.5 Usi vari (vedi metodologia indicata per i laghi).
3. CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
3.1 Portate.
Per le sezioni, oggetto del rilevamento delle caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche di cui appresso, dovranno
essere ricavati, secondo le metodologie del servizio
idrografico del Ministero dei lavori pubblici, i seguenti
elementi:
a) valori caratteristici delle portate liquide (medie
- massime - minime) espresse in mc/s;
b) valori caratteristici delle portate solide (medie
- massime - minime) espresse in T/kmq;
c) numero dei giorni consecutivi con portata nulla.
Si utilizzeranno, per quanto possibile, le stazioni
già impiantate del servizio idrografico sopra
citato.
L'individuazione delle stazioni di misura sarà
fatta sulle tavolette al 25.000 dell'I.G.M. con l'indicazione
della distanza dalla foce o dalla confluenza.
Per i corsi d'acqua artificiali si indicheranno almeno
i seguenti elementi: la portata media annua (mc/s)
ed i periodi di asciutta.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
4.1 Ubicazione delle stazioni di prelievo e misura.
a) Il numero minimo delle stazioni per ciascun corso
d'acqua naturale verrà stabilito in funzione
dell'area del bacino imbrifero, come segue:
Area del bacino (kmq) Numero delle stazioni
100 - 250 1
251 - 500 2
501 - 1.000 3
1.001 - 5.000 6
5.000 - 10.000 8
10.001 - 25.000 12
25.000 - 50.000 16
50.001 24
Le stazioni dovranno essere, in linea generale, distribuite
in modo da interessare l'asta del corso d'acqua a partire
dalla sezione di chiusura del bacino (che nel caso
delle acque sfocianti a mare corrisponde con il "limite
delle acque dolci" ad intervalli possibilmente
regolari, garantendo l'ubicazione di una stazione in
corrispondenza della chiusura del bacino stesso, e
tenendo conto - al fine di aumentarne eventualmente
il numero - degli insediamenti urbani e produttivi
di rilevante importanza dal punto di vista dell'inquinamento
nonché dei principali affluenti. In corrispondenza
di questi ultimi le stazioni verranno ubicate immediatamente
a valle dell'immissione, dove è garantita la
completa miscelazione.
b) Per i corsi d'acqua artificiali andrà ubicata
una stazione almeno nel punto di derivazione per i
canali irrigui, e poco a monte della confluenza per
quelli di scolo. Nel caso che i canali ricevano scarichi
provenienti da insediamenti urbani o produttivi di
rilevante entità, dal punto di vista del carico
inquinante, dovranno essere introdotte altre stazioni
a valle di dette immissioni.
c) Nella prima fase di avvio delle indagini dovrà
darsi la priorità ai rilevamenti ed alle misure
nelle sezioni che risulteranno maggiormente interessate
da problemi di inquinamento, utilizzando, per quanto
possibile, le esistenti stazioni di misura del servizio
idrografico del Ministero dei lavori pubblici.
4.2 Frequenza del campionamento.
In ogni stazione, per i corsi d'acqua naturali dovranno
essere effettuati almeno 4 campionamenti in periodi
diversi nell'arco dell'anno; preferibilmente 2 campionamenti
riferiti al regime di magra e gli altri 2 alle condizioni
medie di portate.
Per i corsi d'acqua artificiali dovranno essere eseguiti
almeno 2 prelievi all'anno nei periodi di massima e
minima portata.
4.3 Parametri.
Le misure ed i prelievi dovranno essere effettuati nel
filone centrale della corrente, possibilmente alla
profondità di cm 15.
4.3.1 - Solidi sospesi.
Per filtrazione su membrana da 0,45 m e successivo essiccamento
tra 100-105 oC. Concentrazione in mg/l (manuale IRSA).
4.3.2 - Ossigeno disciolto. (Vedi laghi).
4.3.3 - Temperatura.
Verrà misurata con la precisione di 0,1 oC con
termometri a mercurio o elettrici (manuale IRSA).
4.3.4 - Richiesta biochimica di ossigeno (BOD5).
L'analisi verrà generalmente effettuata su campione
tal quale, misurando la concentrazione dell'ossigeno
al tempo zero e dopo incubazione di 5 giorni secondo
le modalità indicate nel manuale IRSA. Il consumo
di ossigeno dovrà essere espresso in mg/l di
O2.
4.3.5 - Azoto ammoniacale. (Vedi laghi).
4.3.6 - Metalli.
Interessano preferenzialmente Cu, Zn, Pb, Hg, Cd, Cr
totale, da determinare solo nel caso che il corso di
acqua sia notoriamente interessato da scarichi contenenti
detti metalli (manuale IRSA). Concentrazione in mg/l
di metallo.
4.3.7 - Indici batteriologici.
Nella prima fase dell'indagine ci si limiterà
alla determinazione dei coliformi totali e fecali da
esprimere in MPN/l00 ml (manuale IRSA).
C - ACQUE COSTIERE.
Nella prima fase dell'indagine - ai fini della comparabilità
dei dati su scala nazionale - per ogni comune, il cui
territorio si affacci sulla costa, dovranno essere
effettuati prelievi in una stazione fissa posta circa
a m 100 dalla costa.
Particolare attenzione verrà rivolta: alle zone
in cui la balneazione è espressamente autorizzata
dalle autorità competenti; alle zone in cui
la stessa non è vietata e viene praticata in
modo consuetudinario da un congruo numero di bagnanti;
alle zone in cui è praticata la molluschicoltura
regolarmente autorizzata.
In questi casi i prelievi dovranno effettuarsi secondo
le norme vigenti.
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1 Localita'.
Si indicherà il comune il cui territorio si affaccia
sulle acque costiere.
1.2 Provincia e regione.
Si indicheranno quelle in cui ricade il comune.
1.3 Tipo di costa.
Si indicherà se trattasi di costa alta o bassa,
e si elencheranno i corsi d'acqua sfocianti ed eventuali
opere portuali e di difesa.
1.4 Natura del fondale.
Si segnalerà se trattasi di fondale sabbioso,
fangoso, ghiaioso, roccioso, e, ove conosciute, si
forniranno notizie sulle correnti prevalenti e sulla
batimetria.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1 Balneazione.
Si segnaleranno il numero di stabilimenti balneari regolarmente
autorizzati all'esercizio ed il numero di campeggi
che insistono sulle aree limitrofe al tratto di costa
interessato.
2.2 Molluschicoltura.
Si includerà il numero degli stabilimenti autorizzati.
2.3 Navigazione.
Si indicherà la presenza di porti ed approdi.
3. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
3.1 Ubicazioni delle stazioni di prelievo e di misura.
Per ogni comune di cui al punto 1, dovrà essere
localizzata almeno una stazione prospiciente il centro
abitato alla distanza indicata in precedenza. Se tale
centro è situato nell'entroterra, la stazione
dovrà essere ubicata nel tratto centrale della
linea di costa del comune. L'individuazione delle stazioni
di prelievo e di misura sarà fatta sulle tavolette
al 25.000 dell'I.G.M.
3.2 Frequenza del campionamento.
Le misure ed i prelievi dovranno essere effettuati una
volta al mese in: febbraio, aprile, giugno, luglio,
agosto, settembre, ottobre, dicembre.
Nelle aree di interesse balneare o in quelle adibite
alla molluschicoltura la frequenza sarà quella
indicata dalle norme vigenti.
Nella scelta del punto di prelievo va segnalato il riferimento
alle condizioni meteo-marine, la cui descrizione -
unitamente all'indicazione dell'ora del prelievo -
dovrà formare oggetto della relazione di accompagnamento.
I controlli andranno intensificati ove i risultati non
fossero sufficientemente uniformi e attendibili.
3.3 Parametri.
3.3.1 - Profondità. Si indicherà l'altezza
del fondale in corrispondenza del punto di prelievo.
3.3.2 - Trasparenza. Si effettuerà secondo le
metodologie già indicate per i laghi.
3.3.3 - Sostanze nutritive. Si effettueranno le analisi
dell'azoto ammoniacale, dell'azoto nitroso, dell'azoto
nitrico, del fosforo (ortofosfato) e del fosforo totale
con i criteri indicati per i laghi sul campione prelevato
all'unica profondità di cm 10 (manuale IRSA).
3.3.4 - Oli minerali. Verranno determinati, in un primo
tempo, per estrazione con etere di petrolio sul campione
tal quale prelevato in superficie (manuale IRSA).
3.3.5 - Indici batteriologici. In un primo tempo ci
si limiterà alla determinazione dei coliformi
totali e fecali da esprimere in MPN/100 ml (manuale
IRSA).
D - ACQUE DI TRANSIZIONE.
Per i diversi corpi idrici, a seconda della loro assimilazione, si adotteranno le metodologie indicate per i laghi, per i corsi d'acqua o per le acque costiere.
E - FALDE ACQUIFERE SOTTERRANEE.
1. NOTIZIE GENERALI.
Presupposto di ogni indagine idrologica sulle acque
sotterranee è la preliminare individuazione
del corpo idrico sotterraneo e del relativo bacino
idrogeologico, da conseguirsi mediante ricerche geologiche,
geofisiche ed idrologiche.
E' da tenere comunque presente che nel caso delle acque
sotterranee, a causa delle difficoltà nella
individuazione dei corpi idrici e della complessa struttura
geologica del serbatoio sotterraneo, le approssimazioni
nelle valutazioni si presentano frequentemente inferiori
a quelle relative alle acque superficiali.
Si dovrà comunque pervenire ad una caratterizzazione
dei corpi idrici sotterranei nei loro seguenti aspetti:
a) modalità e condizioni di alimentazione e di
deflusso, sia naturali che artificiali;
b) proprietà idrogeologiche delle formazioni
rocciose acquifere e loro distribuzione spaziale (porosità,
permeabilità, trasmissività);
c) caratteristiche idrodinamiche (carico idraulico,
velocità media, portata);
d) caratteristiche di qualità dell'acqua di falda
(temperatura e principali proprietà chimiche
e batteriologiche).
In generale la conoscenza dell'assetto idrogeologico
e delle caratteristiche idrologiche dei corpi idrici
sotterranei è basata principalmente su un inventario
dei pozzi di vario tipo esistenti e delle manifestazioni
sorgentizie, che rappresentano i punti di acquisizione
di dati diretti.
Sarà pertanto da prevedere l'esecuzione di un
censimento dei pozzi e delle sorgenti (sinora attuato
solo in modo parziale) ed il contemporaneo accertamento
delle opportune caratteristiche idrogeologiche, idrologiche
e idrochimiche.
La conoscenza dei corpi idrici sotterranei, mercé
anche l'adozione, se del caso, di metodi specializzati
(quali quelli geofisici, geochimici e radioattivi),
risulterà perfettibile a mano a mano che si
disporrà di ulteriori informazioni. Nelle indagini
una particolare attenzione dovrà sempre essere
data alla vulnerabilità delle falde rispetto
agli inquinamenti diretti e indiretti, come pure alla
diffusione dei contaminanti una volta raggiunta la
falda, e alla capacità autodepurante della falda
medesima.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
a) Uso potabile: si indicheranno le portate complessive
emunte dal corpo idrico per uso potabile (l/s valore
medio annuo);
b) Uso industriale: si indicheranno i volumi d'acqua
complessivi emunti dal corpo idrico e destinati a insediamenti
produttivi (mc/g valore medio annuo);
c) Uso agricolo: si indicheranno i volumi d'acqua complessivi
emunti dal corpo idrico per uso irriguo (l/s valore
medio del periodo irriguo), trascurando le captazioni
inferiori a 5 l/s.
Le informazioni sulle utilizzazioni sono collegate alla
preparazione dell'inventario dei pozzi e delle sorgenti.
Parallelamente dovranno essere indicati e precisati
tutti gli scarichi sul suolo e nel sottosuolo che ricadono
nel bacino idrogeologico, come pure le caratteristiche
di qualità dei corpi idrici superficiali (corsi
d'acqua, laghi, serbatoi) che risultano alimentare
i corpi idrici sotterranei. Per le falde freatiche
particolarmente vulnerabili si forniranno notizie sulle
condizioni di utilizzo dei terreni superficiali, ove
ha luogo l'alimentazione delle falde stesse per infiltrazione.
3. CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
Sotto il profilo idrologico assumono particolare rilievo
le indagini che si rendono necessarie per lo studio
ed il controllo del regime delle falde sotterranee,
non solo in dipendenza delle variazioni di livello,
ma anche in funzione delle portate che vengono sottratte
alle falde stesse mediante emungimenti dai pozzi ed
il libero deflusso delle acque sorgentizie. Tali indagini
hanno importanza preminente, ma ciò non di meno
sarà opportuno eseguire altre ricerche per la
determinazione di altri elementi caratteristici, quale
principalmente il tasso di rinnovamento, e cioè
il rapporto tra il deflusso medio annuo sotterraneo
ed il volume idrico della falda, atto ad evidenziare
la possibilità di ricarica naturale della falda
medesima.
Gli elementi idrologici che in via prioritaria dovranno
essere accertati sono costituiti essenzialmente dai
livelli freatici e piezometrici e dalle portate che
vengono emunte dai pozzi o defluiscono liberamente
dalle sorgenti, tutti elementi da rilevare secondo
le metodologie del servizio idrografico del Ministero
dei lavori pubblici. Le misurazioni dovranno essere
svolte più volte nell'anno idrologico, e possibilmente
in modo contemporaneo ai punti di osservazione di un
medesimo corpo idrico.
Comunque, data la complessità dell'indagine da
effettuare, nella prima fase della stessa si potranno
utilizzare i dati disponibili relativi a studi già
eseguiti o comunque facilmente rilevabili, rivolgendo
l'attenzione soltanto a quelle falde interessate da
problemi di inquinamento.
Siccome la carenza di informazioni potrà essere
(anche in quest'ultimo caso) cospicua, si dovranno
intraprendere, se necessario, studi idrogeologici completi,
con l'impiego di metodi geofisici e radioattivi e con
programmi di perforazione di nuovi pozzi.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
Anche le indagini relative alla qualità delle
acque dovranno essere effettuate più volte,
con frequenza almeno stagionale, nell'anno e possibilmente
in modo contemporaneo ai punti di osservazione significativi
di un medesimo corpo idrico, scelti in maniera adeguata.
In particolare per la caratterizzazione dei corpi idrici
sotterranei sotto il profilo qualitativo, le determinazioni
dovranno essere, in generale, limitate ad un ristretto
numero di parametri analitici fondamentali. Accanto
a questi si dovranno rilevare, caso per caso, parametri
specifici, legati cioè alla presenza di particolari
fenomeni di contaminazione.
I parametri da quantificare in ogni caso, a scopo di
comparazione e di valutazione di massima dello stato
di qualità sono i seguenti:
temperatura dell'acqua (secondo manuale IRSA);
durezza (secondo manuale IRSA);
conducibilità (secondo manuale IRSA);
specie joniche fondamentali (Na, K, Ca, Fe, Cl, SO4
NO3 - manuale IRSA);
indici batteriologici (coli fecali e totali - manuale
IRSA).
Capitolo III
CRITERI METODOLOGICI PER LA FORMAZIONE E L'AGGIORNAMENTO
DEL CATASTO DEGLI SCARICHI NEI CORPI
D'ACQUA SUPERFICIALI
1. ASPETTI GENERALI.
1.1 Definizione degli obiettivi.
Si può definire obiettivo del catasto l'individuazione
e localizzazione di tutti gli scarichi nei corpi d'acqua
superficiali allo scopo di conoscere le fonti potenziali
di inquinamento, i probabili principali agenti inquinanti
e quali siano i corpi d'acqua superficiali ricettori.
Gli scarichi da considerare sono quelli soggetti alle
norme della legge n.319, modificata con la legge 8-10-1976,
n.690.
Compete alle province effettuare il catasto di tutti
gli scarichi.
1.2 Problemi organizzativi.
Il grandissimo numero dei dati che verranno rilevati
per la formazione del catasto degli scarichi rende
indispensabile adottare i moderni sistemi che la tecnica
offre, e cioè la memorizzazione in apposito
archivio meccanizzato. Soltanto con questo sistema,
se impostato unitariamente per tutto il territorio,
è possibile avere:
- l'uniformità dei dati rilevati;
- le sintesi dei dati ai vari livelli amministrativi;
- le elaborazioni statistiche che saranno indispensabili
ai fini della legge;
- una facile introduzione delle variazioni che si verificheranno,
onde avere sempre aggiornato il rilevamento e nel contempo
avere la possibilità di conoscere lo stato di
fatto degli anni precedenti;
- una graduale realizzazione del rilevamento;
- un costo inferiore a quello della conservazione manuale
dei dati.
Il complesso dei dati potrebbe essere memorizzato ed
elaborato da un unico centro nazionale, con evidente
semplificazione e riduzione di costi. In questo caso
le province trasmetterebbero al centro i dati rilevati,
e riceverebbero poi i documenti elaborati che vengono
a formare il catasto.
Nelle more, con la standardizzazione della metodologia
sul piano nazionale si assicura l'uniformità
anche se ciascuna provincia (cui compete il rilevamento)
si appoggerà a centri di meccanizzazione periferici.
Un centro in sede nazionale sarà comunque necessario
per le statistiche super provinciali e super regionali,
indispensabili alla conoscenza dei problemi, tanto
più se si considera che molti corpi d'acqua
superficiali interessano più province e spesso
più regioni.
1.3 Sviluppo metodologico.
Avendo definito gli obiettivi, il procedimento per la
formazione del catasto avrà il seguente sviluppo:
a) identificazione delle notizie e dei dati da rilevare;
b) organizzazione logica dei dati e loro codificazione;
c) studio delle procedure di meccanizzazione;
d) organizzazione delle evidenze, cioè dei documenti
che il rilevamento deve fornire;
e) organizzazione dei moduli standard di rilevamento,
per avere dati uniformi e dati da essere facilmente
trasportabili su apposito supporto magnetico.
2. IDENTIFICAZIONE DELLE NOTIZIE E DEI DATI DA RILEVARE.
Le notizie e i dati da rilevare possono raggrupparsi
come segue:
a) titolare dello scarico;
b) tipo di insediamento che provoca lo scarico;
c) corpo d'acqua superficiale in cui avviene lo scarico;
d) localizzazione dello scarico;
e) quantità d'acqua prelevata dal titolare dello
scarico, epoca e durata del prelievo;
f) quantità di liquido scaricato, epoca e durata
dello scarico;
g) caratteristiche qualitative;
h) esistenza o meno di depuratore.
3. MODALITÀ DI RILEVAMENTO.
3.1 Titolare dello scarico.
Dovranno essere indicate le generalità o la ragione
sociale e l'indirizzo della sede del titolare dello
scarico, precisando se trattasi di scarico pubblico
o privato.
3.2 Tipo di insediamento.
Per gli insediamenti produttivi, identificati all'art.1-quater,
lettera a), della legge 8-10-1976, n.690, dovrà
usarsi la classificazione ISTAT delle attività
economiche sino a livello di categoria.
Per gli insediamenti civili, identificati alla lettera
b) del citato articolo, dovrà usarsi almeno
la seguente classificazione:
- insediamenti urbani, indicando: la dotazione idrica,
la popolazione presente, la popolazione fluttuante
e, se possibile, il periodo relativo a quest'ultima;
- insediamenti alberghieri, turistici, sportivi, ricreativi,
scolastici, sanitari indicando il numero di presenze
nell'anno;
- insediamenti adibiti a prestazioni di servizi secondo
la classificazione ISTAT delle attività economiche
sino a livello di categoria;
- insediamenti agricoli limitatamente a quelli:
- con allevamenti zootecnici intensivi;
- con impianti di lavorazione, trasformazione e commercializzazione
dei prodotti agricoli;
- altri insediamenti, anche produttivi che diano origine
esclusivamente a scarichi terminali assimilabili a
quelli provenienti da insediamenti abitativi.
3.3 Corpo d'acqua.
I corpi d'acqua dovranno essere distinti secondo la
classificazione già adottata nei capitoli precedenti:
laghi e serbatoi, corsi d'acqua naturali e artificiali,
acque di transizione, acque costiere. Dovrà
precisarsi il tratto o la sponda del corpo d'acqua
interessato dalla provincia che effettua il censimento.
3.4 Localizzazione dello scarico.
Per localizzare il punto dello scarico si indicherà
il nome del comune, con i dati della particella del
catasto rustico o urbano. Inoltre gli scarichi saranno
individuati anche con la distanza (in chilometri) dalla
foce per i corsi d'acqua naturali e artificiali; dall'incile
dell'emissario per i laghi; dallo sfioratore della
diga per gli invasi; da un punto di riferimento (da
scegliere caso per caso) per le acque di transizione;
dal punto di intersezione con la costa del confine
amministrativo della provincia, a sinistra guardando
il mare per acque marine costiere. Tali indicazioni
di distanza saranno riportate sulle tavolette I.G.M.
scala 1:25.000.
3.5 Prelievi di acqua.
Per i prelievi continui o periodici dovrà indicarsi:
a) la fonte di approvvigionamento: fiume, canale, lago,
invaso, falda acquifera sotterranea, ecc.;
b) il volume totale annuo in metri cubi;
c) le ore giornaliere; i giorni per settimana e il numero
dei mesi in cui viene effettuato il prelievo e, quando
questo sia inferiore a 12, il mese di inizio del periodo;
d) ove possibile il valore della portata media giornaliera
di acqua prelevata (l/s) e il rapporto con la portata
massima giornaliera.
Per i prelievi saltuari sarà sufficiente indicare,
ove possibile, la frequenza probabile dei giorni di
prelievo nel mese di maggior intensità.
3.6 Quantità, epoca e durata dello scarico.
Per gli scarichi continui o periodici dovrà indicarsi:
a) il volume totale annuo in metri cubi;
b) le ore giornaliere; i giorni per settimana e il numero
dei mesi in cui viene effettuato lo scarico e, quando
questo sia inferiore a 12, il mese di inizio del periodo;
c) ove possibile il valore della portata media giornaliera
di liquido scaricato (l/s) e il rapporto con la portata
massima giornaliera.
Per gli scarichi saltuari sarà sufficiente indicare,
ove possibile, la frequenza probabile di giorni di
scarico nel mese di maggior intensità.
3.7 Caratteristiche qualitative.
Sarà indicata la presenza dei principali agenti
inquinanti previsti dalla Tabella A anche se in concentrazioni
inferiori ai limiti di accettabilità. Quando
esistono, saranno anche forniti dati di analisi.
3.8 Impianto di depuratore.
Sarà sufficiente indicare l'esistenza, o meno,
dell'impianto e se esso è singolo o collettivo.
4. ORGANIZZAZIONE LOGICA DEI DATI E LORO CODIFICAZIONE.
4.1 Organizzazione logica.
Per ciascun corpo d'acqua superficiale nel territorio
di ciascuna provincia si dovrà avere il completo
elenco degli scarichi che in esso confluiscono, pubblici
privati, o altri corpi d'acqua.
E' da tener presente che un corpo d'acqua può
interessare più province. Individuato quindi
il tratto o la sponda di interesse della singola provincia,
a questo tratto o a questa sponda saranno attribuiti
tutti i dati di conoscenza.
Quando un corpo d'acqua sia formato da un'asta principale
e da più affluenti, questi saranno considerati
come uno scarico nell'asta principale, mentre avranno
una propria scheda con l'elencazione dei propri scarichi
per il tratto ricadente nella provincia.
4.2 Codificazione.
I dati debbono essere rilevati in maniera correlabile,
pertanto dovrà provvedersi alla loro codificazione,
cioè a tradurre determinate notizie atte a identificare
dei fenomeni in un insieme sintetico e significativo
di lettere e di cifre secondo un'apposita classifica,
che deve essere unica per tutto il territorio nazionale.
In sostanza il codice deve permettere:
- di trattare in modo uniforme dati che provengono da
fonti diverse;
- di classificare i dati secondo un ordine logico delle
caratteristiche dei fenomeni che li hanno generati;
- di esprimere in breve anche fenomeni complessi;
- di procedere ad elaborazioni statistiche meccaniche.
5. STUDIO DELLE PROCEDURE DI MECCANIZZAZIONE.
Le procedure dovranno essere studiate con unica modalità
per tutto il territorio, tenuto conto dell'esigenza
di uniformità delle elaborazioni.
I programmi prevederanno le elaborazioni principali,
mentre elaborazioni particolari che venissero successivamente
richieste verranno predisposte caso per caso.
6. ORGANIZZAZIONE DELLE EVIDENZE.
Da quanto detto in precedenza risulta che il documento
fondamentale sarà la scheda degli scarichi per
ciascun corpo d'acqua.
La scheda sarà intestata al corpo d'acqua superficiale
identificato con apposito codice, con l'indicazione
del nome, della natura (corso d'acqua naturale, artificiale,
invaso, lago, ecc.), del tratto interessato, della
sponda (destra o sinistra), ecc.
A ciascuna scheda faranno capo tutti i dati rilevati.
Il complesso delle schede formerà il catasto.
Ciascuna scheda fornirà i seguenti totali:
- numero dei comuni interessati;
- numero degli scarichi, distinti per tipo di insediamento;
- numero dei prelievi di acqua e volume totale di acqua
prelevata;
- volume totale di liquido scaricato nell'anno;
- numero degli scarichi con periodo annuale;
- numero degli scarichi con periodo inferiore all'anno;
- numero dei depuratori.
Altre indicazioni potranno aversi con particolari elaborazioni.
Altri documenti, oltre all'ipotizzata scheda, potranno
considerarsi, come, ad esempio, un elenco alfabetico
dei titolari degli scarichi.
7. ORGANIZZAZIONE DEI MODULI DI RILEVAMENTO.
I moduli di rilevamento dei dati dovranno essere uniformi per tutto il territorio italiano e predisposti in funzione della codifica dei dati e della loro introduzione su apposito supporto magnetico. Per gli insediamenti produttivi potrebbe essere previsto che il modulo di rilevamento sia compilato a cura del titolare dello scarico e allegato alla domanda di autorizzazione. In tal modo verrebbe ridotto e quindi accelerato il lavoro di rilevamento. Eventuali errori di denuncia potranno essere successivamente corretti senza difficoltà, man mano che verranno constatati.
8. AGGIORNAMENTO DEL CATASTO.
Per l'aggiornamento del catasto sarà sufficiente
inserire, per ciascun anno, le variazioni intervenute
(di cessazione di scarico, di nuovi scarichi o di variazioni
negli elementi di uno scarico) nel supporto magnetico.
L'elaboratore provvederà automaticamente alla
redazione delle nuove schede per ciascun corpo d'acqua
e all'aggiornamento dei totali, pur mantenendo in memoria
le situazioni precedenti.
ALLEGATO 2
CRITERI GENERALI PER IL CORRETTO E RAZIONALE USO DELL'ACQUA
PREMESSA.
Si intenderà corretto e razionale un uso dell'acqua
commisurato alle reali disponibilità della risorsa
idrica, valutate nel tempo e nello spazio, e proporzionato
al buon funzionamento degli impianti di utilizzo, secondo
criteri di massimo rendimento nei confronti della quantità
e della qualità dell'acqua.
Nello specifico contesto della tutela delle acque contro
l'inquinamento, si dovrà tenere conto degli
effetti che un uso dell'acqua determina sui quantitativi
prelevati, su quelli scaricati ed eventualmente su
quelli lasciati nei corpi idrici dopo il prelievo.
Tali effetti in particolare riguardano l'alterazione
delle qualità originali, a seguito di uno scarico
di acque contenenti sostanze indesiderabili in misura
superiore a quanto ritenuto compatibile per le utilizzazioni
attuali o prevedibili, oppure a seguito di una non
accettabile concentrazione di siffatte sostanze nel
corpo idrico.
Nel contesto della legge n.319 del 1976 si dovrà
particolarmente tener presente il fatto che gli usi
idrici possano esplicarsi completamente (per la disponibilità
d'acqua in quantità e qualità) giusta
la elaborazione di un concetto relativo di <<inquinamento
idrico>> da intendersi come l'impossibilità
di utilizzare acqua per un determinato scopo a causa
di aspetti qualitativi <<non conformi alle esigenze
imposte dall'uso medesimo>> salve restando, ovviamente,
le esigenze di carattere ambientale ed estetico.
Conseguenza di quanto sopra esposto è la necessità
di un esame accurato di tutte le possibilità
di utilizzare l'acqua in maniera <<concatenata>>
da un uso all'altro ed in maniera <<concorrenziale>>,
con prelievo od intervento simultaneo nella stessa
risorsa, evidenziando per ogni uso le caratteristiche
tecniche di massimo rendimento, quelle economiche di
massima redditività e la compatibilità
degli usi.
Ciò contribuisce quindi ad evidenziare la necessità
della pianificazione delle risorse idriche, considerata
in tutta la sua più vasta problematica, di cui
la protezione delle acque dall'inquinamento costituisce
solo una parte, sia pure importante.
Comunque, nel contesto e nello spirito di questa normativa,
tra i molteplici aspetti dell'utilizzo delle risorse
idriche si dovranno prendere in considerazione principalmente
quelli che hanno più diretta attinenza con la
tutela delle acque dall'inquinamento.
I servizi di acquedotto non hanno di norma una diretta
interferenza sull'andamento qualitativo dei corpi idrici,
salvo quanto può avvenire in seguito alla sottrazione
d'acqua da sorgenti, laghi o fiumi, con conseguente
diminuzione delle capacità di autodepurazione
di quest'ultimi. Si deve, però, ricordare come
l'esercizio di una rete fognante urbana e di un impianto
di depurazione sia condizionato dal buon funzionamento
di una rete idrica d'alimentazione. Infatti la portata
da convogliare e trattare è funzione di quella
distribuita inizialmente al complesso degli utenti;
inoltre la composizione e la concentrazione dei liquami
in arrivo agli impianti di depurazione possono subire
periodiche alterazioni a seguito di drenaggi locali
in zone alimentate da perdite della rete idrica di
distribuzione.
A seguito, quindi, dell'indirizzo interpretativo assunto,
si indicano appresso alcuni criteri di massima attinenti
alle utilizzazioni in generale, alle caratteristiche
del prelievo idrico, e, particolarmente, ad alcune
caratteristiche per i diversi usi; con i richiami frequenti
(anche se soltanto accennati) alla pianificazione delle
risorse idriche si intende porre all'attenzione che,
in quella sede, si potranno effettuare le scelte in
modo congruente con le esigenze di tutela delle acque
dall'inquinamento previste nella legge n.319 del 1976
in tal senso si potrà operare anche sul risparmio
dell'acqua.
Ci si deve, infatti, riferire con questa dizione non
solo al minor impegno di acqua per ottenere una determinata
efficacia in un singolo episodio (tecnologia dell'uso),
ma anche alla maggiore efficacia complessiva che può
risultare dall'impegno di un gruppo di risorse idriche,
adeguatamente complementari fra loro, nel concorrere
alla saturazione di necessità variabili nel
tempo per i diversi usi (programmazione degli usi e
delle risorse).
1. UTILIZZAZIONI IDRICHE IN GENERALE.
1.1 Caratteristiche generali delle utilizzazioni.
L'utilizzazione razionale delle risorse idriche per
le varie finalità comporta il prelevamento di
appropriati quantitativi di acqua strettamente legati
alle tipologie degli usi (irriguo, industriale e civile),
all'entità e al livello tecnologico delle strutture
di utilizzo, tenuto conto dell'entità e della
qualità delle risorse già utilizzate
e di quelle disponibili. Tale quantitativo viene definito
come prelievo e viene generalmente espresso in termini
volumetrici in un determinato tempo di riferimento.
Nel caso in cui, nell'ambito di un complesso industriale,
venga attuato un riciclo parziale o totale dell'acqua,
è necessario indicare distintamente sia il quantitativo
prelevato, che quello effettivamente utilizzato.
Questi elementi possono fornire valutazioni diversamente
efficaci sulla produttività dell'acqua e facilitano
quindi la formulazione di parametri utili per la pianificazione.
Nel caso di attività agricole, il prelievo va
riferito agli specifici impieghi aziendali (quali l'irrigazione
e la zootecnia) in ragione della struttura degli impianti
della singola azienda. Nel caso di un servizio di acquedotto,
il prelievo va riferito alla popolazione servita, presente
o futura, tenendo conto anche di valori stagionali
e di punta.
Associato al prelievo è lo scarico, ovvero il
quantitativo di acqua restituito ai corpi idrici dopo
l'uso: è questo il quantitativo che interessa
più da vicino la protezione dei corpi idrici
contro l'inquinamento. Anche lo scarico viene misurato
in volumi per determinate unità di tempo.
La differenza tra prelievo e scarico costituisce il
consumo (non ritorno) cioè il quantitativo d'acqua
che viene disperso, o trasformato e fissato nel prodotto
finale, oppure ancora, come nel caso di un servizio
d'acquedotto, consumato per le vitali necessità
delle popolazioni interessate.
E' evidente come il consumo rappresenti una riduzione
diretta della risorsa e vada quindi contenuto nei limiti
del possibile.
Per quanto concerne l'utilizzazione irrigua delle acque,
il concetto di scarico e dispersione va puntualizzato:
la quota parte del fabbisogno non consumata è,
infatti, restituita all'ambiente attraverso la percolazione
diffusa nel terreno direttamente o tramite reti di
scolo in diretto rapporto con le falde sotterranee,
che vengono così ravvenate e alimentate attraverso
processi depurativi naturali che ricostituiscono, e
spesso migliorano, le qualità originarie delle
acque immesse nel processo irriguo.
1.2 Caratteristiche e raccomandazioni per i prelievi.
I prelievi per i vari usi vengono effettuati generalmente:
a) da sorgenti;
b) da falde sotterranee, freatiche ed artesiane, attraverso
pozzi o gallerie filtranti;
c) da acque superficiali, quali laghi o fiumi, in questo
ultimo caso con il ricorso o meno a serbatoi artificiali.
Per quanto riguarda il prelievo da sorgenti va notato
che si tratta di una sottrazione attuata all'origine
del corpo idrico, il quale può quindi risultare
privo di acqua o con scarsa portata per qualche periodo
dell'anno, con conseguente riduzione delle capacità
di diluire scarichi eventualmente ubicati più
a valle. Occorre infatti ricordare la necessità,
in tutti i corsi d'acqua interessati da attività
produttive in genere, particolarmente dell'uso irriguo,
di mantenere una conveniente portata per assicurare
una efficace autodepurazione.
E' pertanto, necessario che l'entità della portata
captata sia valutata in base all'andamento temporale
delle portate naturali della sorgente; è raccomandabile
che essa non superi il valore medio delle portate naturali
misurate in un lungo periodo di osservazione. Qualora
però, nei tratti di torrente immediatamente
a valle della sorgente, sussistano opere di scarico
che (per le finalità della diluizione e dell'autodepurazione)
abbisognino di maggiori portate, la portata, da captare
dovrà essere determinata in base ad un'opportuna
valutazione di tutti gli aspetti del problema.
Il prelievo da falde deve essere attuato in maniera
da assicurare un equilibrio con la ricarica naturale
dello acquifero, tenendo presente che detto prelievo
va considerato in base alla dinamica del comportamento
delle falde stesse le quali costituiscono un vero e
proprio serbatoio.
L'equilibrio è valutabile in seguito alla stabilità
dei livelli piezometrici, da controllarsi opportunamente
in tutta la zona interessata dall'attingimento per
un lungo intervallo di tempo.
Nella determinazione della portata da prelevare deve
essere attentamente prevista l'entità dell'abbassamento
dei livelli freatici od artesiani, evitando che esso
favorisca il richiamo (ed il conseguente ingresso in
falda) di acque aventi caratteristiche qualitative
non accettabili non solo ai fini potabili, ma anche
ai fini di altre utilizzazioni. Nel caso di falde acquifere
situate in zone costiere è necessario che tale
abbassamento sia contenuto, in modo da non provocare
eccessivi squilibri idrostatici sulla disposizione
delle falde a vario contenuto salino e ciò per
evitare il rimescolamento e prevenire l'intrusione
di acqua salata nell'acqua dolce.
Per quanto concerne infine il prelievo da acque superficiali,
si dovrà innanzitutto accertare la presenza
di scarichi a monte dell'opera di presa e stabilirne
le modalità di funzionamento. In genere il prelievo
diretto da fiumi non regolati dovrebbe realizzarsi
con portate modeste a quelle naturali negli alvei,
e così pure i volumi attinti dai laghi naturali
dovrebbero essere modesta cosa rispetto a quelli propri
del corpo idrico; ciò non dovrebbe quindi destare
alcuna preoccupazione per eventuali effetti nocivi
dovuti ad un depauperamento delle condizioni originali
del corpo idrico stesso.
Qualche effetto è da aspettarsi invece nel caso
di cospicue portate captate, allorché l'opera
di presa determina correnti indotte nella massa d'acqua
(sia superficiali che di profondità) con conseguente
disturbo delle condizioni naturali del moto idrico
o del rimescolamento. In siffatti casi è da
tenere in debito conto la possibilità che le
caratteristiche qualitative originali del corpo idrico
subiscano un cambiamento e quindi l'esistenza di un
eventuale scarico si faccia maggiormente sentire. Sarà,
perciò, raccomandabile che l'ubicazione e la
tecnica del prelievo favoriscano al massimo il miglioramento
delle condizioni autodepurative proprie del corpo idrico
originale.
Diverso è il caso di un prelievo attuato in un
serbatoio artificiale, costruito espressamente per
l'uso in questione o per più usi congiunti.
La costruzione del serbatoio determina un notevole
cambiamento degli aspetti qualitativi originali del
corso d'acqua, che, unito alle modifiche sulle portate
naturali, può essere determinante ai fini dello
sversamento di scarichi in tutto l'alveo, a monte ed
a valle della sezione di sbarramento. Tra le conseguenze
più salienti occorre tener presente soprattutto
l'immobilizzazione di cospicue masse d'acqua, che comporta:
a) la decantazione di materia inorganica ed organica
trasportata dalla corrente;
b) la formazione di estese superfici che esaltano l'evaporazione,
e quindi un progressivo arricchimento nella concentrazione
di sostanze disciolte ed in sospensione;
c) l'esposizione ai raggi solari, talvolta in maniera
non uniforme per la presenza di zone d'ombra dovute
all'orografia circostante. Ciò comporta il riscaldamento
differenziato dell'acqua invasata (secondo strati a
diversa profondità o secondo zone a diversa
localizzazione) e quindi provoca correnti di densità
che producono un rimescolamento variabile nel tempo
pur se talvolta benefico. Cambiano, inoltre, le condizioni
vitali per i tipi di flora e di fauna inizialmente
contenuti nelle acque fluenti;
d) l'esposizione alle variazioni climatiche, specie
di temperatura.
Alcuni di questi aspetti, seppure in misura meno appariscente,
possono presentarsi anche nel prelievo mediante traversa.
Gli aspetti sopra indicati vanno tenuti in debito conto
sia durante la progettazione di nuove opere di prelievo,
che durante la stesura dei programmi di funzionamento
di opere già esistenti. Onde evitare che l'esercizio
degli impianti determini situazioni dannose allo stato
di salute dei corpi idrici e di pregiudizio per l'utilizzo
ulteriore delle acque, specifiche indagini dovranno
essere condotte caso per caso, ricorrendo, se necessario,
a studi su modello ed all'impiego delle più
avanzate tecniche di analisi dell'informazione, da
eseguirsi presso laboratori ed istituti di ricerca
specializzati.
Prima di realizzare opere di prelievo simultaneo da
corpi idrici diversi, che comportino il rimescolamento
di acque aventi caratteristiche differenti soprattutto
per il contenuto di materia biologica, dovranno eseguirsi
gli opportuni controlli per accertare che le alterazioni
dell'ambiente acquatico siano contenute entro limiti
accettabili per il mantenimento delle originali specie
animali e vegetali.
2. USI CIVILI.
2.1 Definizione di uso civile.
La normativa si rivolgerà soprattutto agli utilizzatori
<<intermedi>> (gestori dei sistemi distributivi),
con particolare riguardo a quelle aree nelle quali
si accentrano, o si accentreranno, i maggiori consumi.
Possono comprendersi nella presente normativa tutti
i seguenti usi, purché derivati da <<sistemi
pubblici>> di distribuzione dell'acqua: domestico
(residenziale), innaffiamento privato, speciale (refrigerazione
di edifici), commerciale, comunitario, industriale
(per industrie minori e per uso potabile degli addetti).
Alcune norme potranno riguardare anche gli usi domestici
serviti da impianti autonomi.
2.2 Uso delle risorse.
Essendo l'uso civile, in generale, prioritario, non
si pongono problemi di alternativa quando le risorse
sono insufficienti per il soddisfacimento dei rimanenti
bisogni.
Nei casi in cui le risorse coprono o superano i fabbisogni,
si possono porre problemi di scelta fra le varie fonti.
Si propone il criterio generale di preferire per gli
usi che richiedono carattere di potabilità quelle
risorse, sotterranee o superficiali, i cui bacini di
raccolta si possono più facilmente proteggere
con opportune destinazioni d'uso del territorio. Ad
esempio molti territori montani (di raccolta delle
acque sorgive o contenenti i bacini imbriferi delle
acque delle aste superiori dei fiumi) potrebbero essere
razionalmente destinati a parchi naturalistici o ad
attività silvo-pastorali; le relative acque
si dovrebbero di preferenza destinare all'uso potabile.
2.3 Considerazioni sugli standard di consumo.
L'uso civile non soltanto non è sopprimibile,
ma non è neppure riducibile entro limiti rigidi;
esso è anche un indice di civiltà; taluni
usi, anche se possono presentare aspetti accessori
o ornamentali non possono essere del tutto soppressi.
Pertanto si ritiene di indicare provvedimenti di <<contenimento>>
dei consumi, piuttosto che <<standard>>
intesi nel senso di <<limiti di assegnazione>>.
Si può ammettere solo l'indicazione di <<numeri
indici>> per la progettazione dei sistemi distributivi;
essi dovranno essere proporzionati a previsioni cautelative,
atteso che le assegnazioni per uso civile, considerate
nel piano regolatore generale acquedotti, rappresentano
solo dei minimi compatibili con le esigenze urbane
e rivestono soprattutto il carattere di assegnazione
tutelata da un vincolo; la capacità di prevedere
ed indirizzare lo sviluppo dei consumi è un
elemento insopprimibile di una saggia gestione, e deve
tener conto di innumerevoli parametri locali.
E' necessario raccomandare che ogni azienda distributrice
formi degli specialisti in questo campo e metta in
atto le strumentazioni e le statistiche di seguito
descritte.
E' tuttavia opportuno confermare il limite inferiore
di 90 mc/anno per una famiglia tipo, indicato nel provvedimento
C.I.P. n. 45/74 come necessità primaria insopprimibile,
che va comunque soddisfatta per tutti i cittadini e
a prezzo ragionevole.
2.4 Soddisfacimento della richiesta di punta.
Il progressivo esaurimento delle risorse impone che
ogni sistema di rifornimento idrico prelevi dalle fonti
le sole acque necessarie in ciascun periodo dell'anno,
adeguando cioè il diagramma di prelievo a quello
di richiesta ed abbandonando l'uso di alimentare costantemente
gli acquedotti con la massima portata occorrente nel
giorno di maggior consumo, con il conseguente sfioro
dei superi stagionali dai serbatoi cittadini.
Ciò è tanto più necessario nelle
aree caratterizzate da imponenti aumenti della richiesta
limitati a periodi particolari (insediamenti turistici,
ecc.).
Tra i provvedimenti che possono contribuire a questo
fine si segnalano:
a) il progressivo abbandono (raccomandato anche dal
provvedimento C.I.P. n.26/75) dei sistemi distributivi
a luce tarata;
b) l'uso dei sistemi distributivi interconnessi, estesi
ad aree molto vaste, con diagrammi di consumo complementari.
In particolare si potrà raccomandare d'inviluppare
in un solo sistema le aree connesse da linee di movimenti
pendolari o stagionali della popolazione;
c) l'inserimento, tra le fonti di approvvigionamento,
di serbatoi di compenso stagionale;
d) l'uso di sistemi di adduzione ad usi multipli (specie
se complementari nel tempo).
2.5 Contenimento dei consumi - Aspetti tecnici.
I punti su cui gli enti gestori dovranno porre la massima
attenzione sono:
- riduzione della pressione, come mezzo di contenimento
delle perdite;
- idem, come mezzo di contenimento dei consumi;
- controllo delle perdite, con particolare riferimento
a quelle degli allacciamenti; - rinnovo degli impianti
distributivi;
- regolamentazione tecnica degli impianti interni, finalizzata
al risparmio dell'acqua.
2.6 Contenimento dei consumi - Aspetti regolamentari
e tariffari.
E' universalmente riconosciuto che gli strumenti regolamentari
e tariffari, non separabili l'uno dall'altro, sono
di gran lunga i più efficaci per il controllo
dei consumi. E' noto peraltro che questa materia è
stata finora di esclusiva competenza dei C.P.P., coordinati
dal C.I.P.
Quest'ultimo ha già avviato una riforma tariffaria
per gli acquedotti, che ha avuto le prime importanti
applicazioni con i provvedimenti C.I.P. 45/74, 46/74,
26/75, i quali hanno introdotto differenziazioni tariffarie
per classi di consumo con "protezione" delle
necessità domestiche fondamentali.
2.7 Contenimento dei consumi - aspetti dell'informazione
dell'opinione pubblica.
Occorre raccomandare ai vari operatori pubblici che
agiscono nel settore di promuovere opportune campagne
di formazione dell'opinione pubblica, tese a questo
fine.
2.8 Controllo dei sistemi distributivi.
Gli enti gestori dovranno particolarmente curare l'efficienza
continuativa dei seguenti servizi:
- sistemi di misura nelle varie sezioni degli impianti;
- raccolta, elaborazione, pubblicazione dei dati;
- statistiche sui consumi.
2.9 Sistemi distributivi binari.
Nelle aree metropolitane si va affermando il criterio
di realizzare due sistemi distributivi paralleli, il
primo relativo ad acque con ottime caratteristiche
di potabilità, il secondo ad acque di minor
pregio. Anche se i costi complessivi aumentano sensibilmente,
questo criterio - adeguatamente vagliato caso per caso
- potrebbe corrispondere ad un corretto e razionale
uso delle risorse, almeno nelle zone dove le acque
di maggior pregio sono scarse o di difficile protezione
e, soprattutto, per i grandi centri.
2.10 Riuso delle acque.
Nei programmi relativi ad importanti sistemi di approvvigionamento
ad uso civile o multiplo, anche in relazione al punto
precedente, saranno da esaminare due aspetti:
- possibile destinazione ad uso civile di acque provenienti
da altri usi, in via diretta (reti non potabili) o
indiretta (attraverso la ricarica delle falde, ecc.);
è comunque escluso l'uso di queste acque per
scopi potabili;
- possibile destinazione ad altri usi di acque provenienti
dall'uso potabile (e quindi dalle fognature).
3. USI IRRIGUI.
In linea generale l'utilizzazione irrigua delle acque
presenta caratteri e condizioni che configurano un
insieme di problemi propri, non assimilabili cioè
a quelli degli altri settori di utilizzazione.
I predetti problemi si riconducono a tre momenti che
vanno considerati coordinatamente per trarne indicazioni
valide (dirette e indirette) ai fini della formulazione
dei criteri generali e che riguardano:
a) la pianificazione territoriale;
b) la pianificazione delle risorse idriche;
c) la gestione dell'irrigazione.
3.1 Con riferimento alla pianificazione territoriale,
va richiamata l'attenzione sulla circostanza che nelle
particolari condizioni geoclimatiche del territorio
italiano, l'efficienza degli ordinamenti agricoli (in
termini di produttività e di vitalità
dell'insediamento umano) è legata alla irrigazione:
via via che dalle regioni settentrionali si passa a
quelle meridionali e insulari, l'irrigazione si manifesta
come fattore di stabilizzazione e di aumento della
produzione fino a svolgere il ruolo di fattore condizionante
la stessa vitalità biologica delle colture economicamente
rilevanti.
Pertanto in relazione alla disponibilità d'aree
irrigate o parzialmente irrigabili, che costituiscono
una quota modesta (15-18%) dell'intera superficie nazionale,
ed alla possibile coincidenza fisica delle potenzialità
insediative per le diverse attività, si dovranno
tenere presenti le seguenti esigenze:
a) una chiara regolamentazione degli equilibri distributivi
tra i vari settori di utilizzazione del suolo;
b) la salvaguardia dell'agricoltura irrigua nelle aree
più idonee, data la maggiore rigidità
di adattamento di questo settore a condizionamenti
fisici e territoriali e la sua funzione di filtro e
di risanamento ecologico dell'ambiente;
c) evitare l'assoggettamento a pressioni espansive di
attività extra-agricole verso le aree irrigate.
3.2 Con riferimento alla pianificazione delle risorse
idriche, va riconosciuto che la destinazione ad uso
irriguo dei corpi idrici offre vantaggi generali per
l'intero insediamento e per l'equilibrio del sistema
produttivo.
Ciò comporta:
a) nei piani di riparto delle disponibilità idriche
di un determinato bacino, la quota da destinare all'irrigazione
va considerata riservata subito dopo le quote per usi
potabili e civili, nei limiti delle portate necessarie
all'irrigazione di una congrua aliquota della superficie
del comprensorio potenzialmente irrigabile. Ulteriori
quote di acque irrigue possono essere devolute in misura
da determinarsi con procedimenti di ottimizzazione;
b) l'utilizzazione di acque sotterranee di buona qualità,
specie se profonde, di norma va riservata ad usi potabili
ed irrigui; questi sono da ritenere utili ed opportuni
anche per la loro capacità di ravvenare le falde
e la possibilità di risparmi nel tempo procurati
dal processo tecnologico e agronomico;
c) fermo restando che l'irrigazione svolge anche un
ruolo di conservazione e di ripresa di acque fluenti
altrimenti versanti a recapito marino, i punti di prelievo
e di scarico di altre utilizzazioni vanno definiti,
tenendosi conto dei maggiori condizionamenti - fisici
ed economici - propri agli usi irrigui;
d) che, ad evitare impropri orientamenti nell'uso di
sostanze tossiche irreversibilmente inquinanti, tali
da condurre a danneggiamenti della circolazione sotterranea,
si sottolinea da un lato l'opportunità di periodici
controlli delle caratteristiche delle falde (contestualmente
a monte ed a valle dell'utilizzazione irrigua) e dall'altro
lato la necessità di disciplinare il commercio
di sostanze il cui uso non sia opportuno.
3.3 Con riferimento infine alla gestione dell'irrigazione,
si deve considerare che:
- l'utilizzazione irrigua si inserisce in un ciclo produttivo
regolato da leggi biologiche e climatiche, per cui
la sua gestione non è agevolmente riconducibile
a schemi rigidamente predeterminati nelle caratteristiche,
nelle funzioni e negli effetti;
- i fabbisogni idrici per uso irriguo, in linea generale,
non sono soggetti nel tempo ad incrementi specifici
per date colture; essi possono aumentare (ferma restando
l'ampiezza dell'area di utilizzazione) solo in rapporto:
a) all'intensificazione dell'uso (da irrigazione parzializzata
a quella tendenzialmente generalizzata);
b) all'ampliamento (Mezzogiorno) della stagione irrigatoria;
- il progredire delle tecniche e delle tecnologie delle
strutture e attrezzature, unitamente a quello delle
scienze pedologiche ed agronomiche, consente nel tempo
graduali ridimensionamenti dei fabbisogni fino ai limiti
dei consumi effettivi;
- l'individuazione di standard di consumo è,
in via orientativa, possibile solo con riferimento
agli specifici ambienti di utilizzazione, in relazione
alle condizioni pedoclimatiche ed alle variazioni degli
ordinamenti produttivi;
- gli impianti per la raccolta, l'adduzione e la distribuzione
dell'acqua irrigua sono esposti allo scarico di liquidi
e di liquami inquinanti, specie se collegati a sistemi
di canalizzazione di acque reflue o di controllo bonificatorio
delle falde sottosuperficiali; gli impianti irrigui
possono, perciò, assumere il ruolo di vettore
per la diffusione di carichi inquinanti sul territorio.
Il corretto e razionale uso delle acque irrigue è
quindi in ogni caso, essenzialmente condizionato dalla
progettazione delle opere e dalla gestione delle stesse,
soprattutto a livello consortile.
Per le predette ragioni e avuto riguardo alle diverse
condizioni che concorrono a definire i migliori rendimenti
nella realizzazione e nell'esercizio degli impianti,
si indicano le seguenti proposizioni:
a) primaria esigenza è quella di secondare la
ricerca teorica, tecnologica ed agronomica per avvicinare
le dotazioni agli effettivi fabbisogni, agendo anche
sulla possibilità di adattamento dei sistemi
a più elevata efficienza irrigua nelle specifiche
condizioni climatiche e agronomiche; ciò soccorre
anche alla esigenza di pervenire agli standard richiesti;
b) la concezione degli impianti deve ispirarsi al criterio
della massima efficienza funzionale con l'impiego di
sistemi ed attrezzature atti a contenere, ai più
bassi livelli possibili, le spese di esercizio; a questa
condizione è legato, per lo più, anche
il migliore rendimento in termini di economia idrica;
c) sono da preferire gli impianti tubati con distribuzione
dell'acqua con pressioni di esercizio anche minime;
d) sono da utilizzare al massimo le vasche di compensazione
anche giornaliera;
e) per gli impianti di adduzione e distribuzione a cadente
naturale, è auspicabile il sempre maggiore impiego
di sistemi di regolazione delle portate e dei livelli,
mediante l'impiego di organi sensori (asserviti alle
variazioni di essi negli adduttori e nelle vasche e
alle variazioni delle velocità dei livelli);
il sistema sensoriale va collegato con teletrasmettitori
ad apposite cabine centralizzate oppure agli organi
di intercettazione e di sezionamento;
f) nella programmazione di impianti irrigui a servizio
di aree già ad ordinamenti asciutti, l'ampiezza
dell'area irrigabile deve far premio su quella effettivamente
irrigata in proporzioni da valutare caso per caso;
l'irrigazione parzializzata allarga l'arco dei vantaggi
economici e ambientali di carattere generale rispetto
a quelli aziendalistici e, nell'ambito delle stesse
aziende, consente di utilizzare disponibilità
idriche di tipo frazionale.
4. USI INDUSTRIALI.
Nella considerazione del più ampio contesto della corretta e razionale gestione delle risorse idriche in cui, nella realtà della complessa materia, vanno ad inserirsi gli effetti della legge n.319 del 1976, si elencano appresso i criteri per un corretto e razionale uso dell'acqua nelle utilizzazioni industriali.
4.1 Per complessi produttivi futuri:
a) attuare scelte razionali dell'approvvigionamento
idrico in relazione ai differenti impieghi, eventualmente
diversificandone le fonti (ove caso per caso tecnicamente
ed economicamente possibile) per garantire a ciascun
uso la risorsa più idonea, soprattutto dal punto
di vista della qualità, nel quadro di una razionale
programmazione e gestione delle risorse idriche;
b) limitare progressivamente l'impiego di acqua di falda
o di sorgente, purché si rendano disponibili
(dal punto di vista tecnico-economico) approvvigionamenti
alternativi ugualmente validi;
c) considerare la possibilità di limitare il
prelievo dell'acqua di falda (o comunque di qualità)
specie ai fini del raffreddamento, tramite riciclo
della medesima o suo riutilizzo in altri impieghi successivi,
tenendo conto delle possibilità tecnico-economiche;
d) considerare la possibilità di limitare i prelievi
di acqua dolce mediante sistemi di utilizzazione successiva
della stessa acqua, sia nell'ambito dello stesso complesso
produttivo, sia integrandone l'impiego fra settori
diversi (civile, industriale ed agricolo). Ciò,
sulla base delle convenienze tecnico-economiche riscontrabili
caso per caso;
e) tener conto della possibilità sul piano tecnico-economico
dell'uso dell'acqua di mare per determinati usi industriali;
f) controllare la funzionalità delle reti di
scarico. Le reti fognarie interne agli stabilimenti
dovranno rispondere ad una razionale strutturazione
in relazione al tipo diverso dei liquidi addotti allo
scarico; nelle progettazioni dovrà anche esser
tenuta presente la possibilità di consentire
agevolmente il recupero o il riutilizzo anche parziale
delle acque usate; dovrà di preferenza prevedersi
una rete di raccolta e convogliamento separata per
le sostanze particolarmente pericolose; dovrà
essere evitato l'inquinamento, anche accidentale, delle
acque del ciclo naturale, sia meteoriche che della
rete idrografica; dovranno anche predisporsi adeguati
sistemi di sicurezza, sulle reti, atti ad ovviare tempestivamente
all'inconveniente di una accidentale messa fuori servizio
dell'impianto di depurazione.
4.2 Per il potenziamento e la trasformazione di complessi esistenti mediante interventi che comportino trasformazioni sostanziali ai fini del prelievo, si terranno presenti criteri analoghi a quelli precedentemente esposti, salve restando le esigenze tecnico-economiche di fattibilità.
4.3 Nei complessi produttivi esistenti, compresi loro potenziamenti o trasformazioni non sostanziali ai fini del prelievo, l'adeguamento dei servizi idrici ai criteri prima esposti andrà attuato progressivamente nel tempo, qualora ricorra un motivato e comprovato interesse pubblico generale e tenendo conto delle possibilità tecnico-economiche.
4.4 Standard di consumo.
Si deve ammettere l'impossibilità, all'atto,
di individuare per l'impiego dell'acqua a scopo industriale
standard di consumo attendibili e validi, che possano
essere utilizzati anche solamente come indirizzo generalizzato,
nemmeno come fasce di valori.
Ciò per i molteplici fattori - fra loro diversificati
e non sempre coesistenti - che influiscono sulla quantità
dell'acqua impiegata.
4.5 Recupero di sostanze inquinanti disperse.
Il recupero delle sostanze disperse può essere
considerato come alternativa agli usuali metodi di
depurazione; la possibilità di attuarlo è
subordinata alla convenienza tecnico-economica da riscontrarsi,
sia nel processo, che nella creazione di un adatto
mercato; la relativa forma di organizzazione potrebbe
essere promossa in sede pubblica, sì da rendere
convenienti operazioni di tal tipo.
L'argomento dovrà essere sviluppato, sia in sede
tecnico-scientifica che nella sede organizzativa sopra
accennata.
4.6 Funzionalità intesa al risparmio dell'acqua.
A norma della legge n.319 del 1976 ogni consumatore
è tenuto a denunziare sia l'entità del
prelievo che dello scarico dell'acqua usata.
E' auspicabile che, allo scopo di evidenziare più
compiutamente le caratteristiche dell'uso, vengano
definite nelle opportune sedi quegli elementi quantitativi
che sono utili alla formulazione di un bilancio dell'impiego
dell'acqua, quali ad esempio:
- acqua prelevata (da un acquedotto o direttamente da
una risorsa idrica);
- acqua impiegata nel processo;
- acqua impiegata nei servizi;
- acqua riciclata;
- acqua scaricata.
ALLEGATO 3
NORME TECNICHE GENERALI PER LA REGOLAMENTAZIONE DELL'INSTALLAZIONE DEGLI IMPIANTI DI ACQUEDOTTO
1. GENERALITA'.
1.1 Campo di applicazione.
Le presenti norme si applicano alla installazione ed
all'esercizio degli impianti di approvvigionamento
idrico per uso potabile, o per scopi multipli comprendenti
detto uso. Esse definiscono i requisiti tecnici cui
debbono corrispondere gli impianti medesimi nella loro
installazione, le modalità per il relativo esercizio,
i provvedimenti amministrativi, necessari, nel loro
insieme, per tutelare dall'inquinamento le acque utilizzate
negli acquedotti ed i corpi idrici ricettori delle
acque da essi scaricate.
Tali norme devono essere rispettate nella installazione
e nell'esercizio dei nuovi acquedotti e nell'ammodernamento
ed ampliamento di quelli esistenti nonché, per
quanto possibile, nell'esercizio di questi ultimi.
Gli impianti esistenti saranno adeguati ad esse gradualmente.
Le norme stesse presuppongono il rispetto delle normative
e regolamentazioni tecniche vigenti, relative alla
progettazione ed alla esecuzione di tutte le parti
che costituiscono gli impianti.
1.2 Definizioni.
Per acquedotto si intende il complesso degli impianti
di attingimento, di trattamento, di trasporto e di
distribuzione.
Per impianto di attingimento si intende il complesso
delle opere occorrenti per la raccolta, la regolazione
e la derivazione di acque sotterranee o superficiali.
Nell'impianto di attingimento si intendono comprese
tutte le opere occorrenti per proteggere e conservare
la disponibilità e la qualità delle acque
medesime.
Per impianto di trattamento si intende il complesso
delle opere occorrenti per conferire alle acque attinte
le particolari caratteristiche fisiche, chimiche e
biologiche, richieste dalla loro destinazione. L'impianto
di trattamento può essere costituito dalle sole
apparecchiature destinate alla disinfezione delle acque.
Per impianto di trasporto si intende il complesso delle
opere occorrenti per convogliare le acque dagli impianti
di attingimento agli impianti di distribuzione.
Per impianto di distribuzione si intende il complesso
dei serbatoi, della rete di distribuzione e delle relative
diramazioni fino al punto di consegna agli utenti.
1.3 Qualità delle acque e dei materiali.
La qualità delle acque destinate all'uso potabile,
la natura dei materiali a contatto con le acque medesime,
e in particolare quella dei materiali dei condotti,
nonché le caratteristiche degli additivi, devono
essere conformi a quanto previsto da norme e disposizioni
vigenti. In ogni caso i materiali suddetti devono essere
tali da non alterare apprezzabilmente le caratteristiche
chimiche, fisiche, biologiche ed organolettiche delle
acque convogliate.
2. INSTALLAZIONE.
2.1 Impianti di attingimento.
2.1.1. - Acque sotterranee. - In questo paragrafo si
considerano quelle acque circolanti in acquiferi profondi,
limitati superiormente da una formazione impermeabile,
di spessore ed estensione tali da garantire una adeguata
protezione da eventuale inquinamento. Tali acque possono
anche affiorare spontaneamente in superficie, dando
origine a sorgenti.
Fra le predette acque si comprendono quelle contenute
in acquiferi sprovvisti di formazione impermeabile
superiore, le quali abbiano la loro superficie libera
a notevole profondità rispetto alla superficie
del suolo e quest'ultimo possa essere adeguatamente
protetto mediante i provvedimenti di cui appresso.
Le acque di cui sopra potranno essere utilizzate per
scopi potabili senza trattamento, a condizione che
le loro caratteristiche rispondano costantemente ai
requisiti di cui al punto 1.3.
La costanza nel tempo di tali caratteristiche dovrà
essere garantita mediante l'adozione di provvedimenti
amministrativi e l'esecuzione di opere di protezione,
essa dovrà essere continuamente controllata
mediante accertamenti in punti dell'acquifero opportunamente
predisposti.
Tali interventi saranno definiti in base ai risultati
di accurate indagini intese ad individuare il bacino
idrogeologico, le caratteristiche delle formazioni
interessate dall'acquifero e di quelle dei terreni
sovrastanti, il regime della falda e la direzione generale
del moto nonché fonti di inquinamento attuali
o potenziali.
I provvedimenti amministrativi, destinati alla protezione
dell'acquifero da ogni possibile inquinamento, saranno
definiti in base all'importanza dell'acquifero medesimo
e alla sua protezione naturale. Essi riguarderanno,
più specificamente: la destinazione del territorio
interessato e la eventuale limitazione generale di
insediamenti ed attività nonché gli eventuali
interventi restrittivi o integrativi sugli scarichi,
così come previsto dall'art.26 della legge n.319;
e ciò, in particolare, per quanto concerne il
disperdimento nel sottosuolo.
Da parte delle autorità competenti si provvederà
ad assoggettare alla tutela della pubblica amministrazione
(ai sensi dell'art.94 del testo unico 11-12-1933, n.1775),
i territori in cui hanno sede gli acquiferi utilizzati
e, di conseguenza, tutti gli eventuali attingimenti
saranno eseguiti e gestiti con appropriate cautele
igienico-sanitarie, ivi comprese quelle di cui al successivo
paragrafo b).
Nelle zone nelle quali è indispensabile una particolare
protezione, si procederà all'esproprio o all'imposizione
di servitù dando alle aree destinazioni da stabilire
di volta in volta in relazione alle situazioni locali.
In ogni caso saranno assoggettate ad esproprio e recinzione
le zone circostanti le opere di attingimento, per una
estensione da stabilire soprattutto in relazione alla
situazione geologica locale.
Le opere di protezione dovranno eliminare ogni possibile
inquinamento localizzato, attraverso nuovi interventi
o modifiche di installazioni preesistenti. Saranno
comprese fra tali opere le sistemazioni idrogeologiche
locali, più direttamente interessanti le opere
di attingimento, ivi comprese le opere di allontanamento
delle acque esterne, nonché quelle opere necessarie
per l'eliminazione di qualsiasi fonte di inquinamento
determinata da insediamenti, corsi d'acqua, depositi
di materiali inquinanti.
I controlli delle caratteristiche fisiche, chimiche
e biologiche dovranno effettuarsi mediante prelievi
(alcuni continui, altri periodici) in corrispondenza
delle opere di attingimento e degli eventuali pozzi
destinati al controllo del regime idrologico della
falda, in dipendenza delle diverse condizioni.
Dispositivi torbidimetrici e conduttometrici segnaleranno
situazioni anormali.
A) Opere di captazione delle sorgenti.
Alla luce di studi idrogeologici e di indagini di dettaglio,
intese a definire le caratteristiche di affioramento
della falda, si procederà alla definizione delle
opere di captazione. Queste, per quanto possibile,
penetreranno nella formazione costituente l'acquifero
principale, mediante gallerie o pozzi.
Nella esecuzione dei lavori si dovrà tenere conto
in particolare che alcune opere potranno divenire inaccessibili
dopo il completamento dei lavori stessi.
La zona transitabile sarà adeguatamente isolata
dalla rimanente.
Le acque intercettate, ma non destinate alla utilizzazione,
nonché quelle provenienti dall'esterno, dovranno
essere accuratamente separate ed allontanate.
I tratti di galleria ispezionabile, con alimentazione
laterale, saranno provvisti di canale collettore destinato
alla raccolta ed al convogliamento dell'acqua captata.
Di norma allo sbocco delle opere di presa sarà
disposta una vasca di raccolta contenuta in un manufatto
chiuso, di dimensioni tali da consentire la decantazione
di eventuali sostanze solide trasportate dall'acqua,
facilmente ispezionabile anche per eventuali interventi
di manutenzione. A tale fine la vasca sarà divisa
in due o più parti, ciascuna munita di scarichi
di fondo e di troppo pieno. Le sue pareti saranno accuratamente
impermeabilizzate. Le zone accessibili nelle quali
l'acqua è a superficie libera (vasche di raccolta,
serbatoi) saranno adeguatamente separate da quelle
zone nelle quali l'acqua è entro tubazioni in
pressione (camere di manovra, cunicoli transitabili
per alloggiarvi tubazioni). Appositi locali consentiranno
la preparazione igienica del personale addetto alle
ispezioni.
Per quanto riguarda altri requisiti di carattere igienico
delle opere di completamento (chiusure, ventilazione,
scarichi) si rimanda al paragrafo 2.4.1.
Le opere di presa saranno munite di apparecchiature
per il prelievo di campioni, nonché di strumentazioni
per la misura di talune caratteristiche delle acque
derivate.
B) Opere di captazione da falde.
Sulla base delle caratteristiche delle formazioni interessate
e di quelle dell'acquifero si definirà il complesso
delle opere di attingimento e, in particolare, i tipi
dei pozzi più idonei ad emungere la portata
richiesta. La depressione della superficie piezometrica
della falda indisturbata dovrà essere contenuta
entro valori tali da evitare richiami da altre falde
o di acque esterne.
I prelievi dovranno essere opportunamente limitati o
anche vietati in quelle zone in cui è da temere
un abbassamento del terreno che possa danneggiare ,
direttamente o indirettamente, il territorio interessato
e in particolare gli edifici e le opere sovrastanti.
Le perforazioni saranno eseguite in modo da evitare
la comunicazione tra falde diverse, provvedendo tra
l'altro alla cementazione delle falde non interessate
alla utilizzazione.
La testata dei pozzi sarà a quota superiore a
quella del piano di calpesto, sarà chiusa ed
alloggiata in apposita cabina, nella quale avrà
sede l'eventuale impianto di sollevamento. La chiusura
della testata sarà provvista di organo di aerazione.
Nella cabina potrà essere alloggiata anche l'eventuale
autoclave occorrente per la immissione diretta in rete.
Le eventuali vasche di raccolta alimentate da uno o
più pozzi sono assoggettate alle norme di cui
al paragrafo 2.4.1.
Gli impianti elevatori saranno provvisti di valvole
di non ritorno, nonché di dispositivi di allarme
per avaria o disservizio.
Ciascun manufatto di testata sarà completo di
dispositivi per il prelievo di campioni ed eventualmente
di strumentazioni per la misura in sito di talune caratteristiche
delle acque derivate. Strumentazioni di controllo saranno
predisposte altresì in corrispondenza dei pozzi
previsti per l'accertamento del regime della falda.
2.1.2. - Acque superficiali. - Le acque superficiali,
che si considerano nelle presenti norme, sono quelle
dei laghi naturali o artificiali, nonché quelle
dei corsi d'acqua naturali e artificiali. Le norme
di cui al presente articolo si applicano altresì
alle acque di falde freatiche.
A) Laghi.
Le acque dei laghi, rispetto a quelle dei corsi d'acqua,
sono di norma più idonee all'uso potabile per
la minore variabilità delle loro caratteristiche
e per la torbidità generalmente minore. Tuttavia
i laghi sono suscettibili di inquinamento progressivamente
crescente, a causa di possibili fenomeni di accumulo.
In via preliminare si definiranno i parametri geometrici
del lago e le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche
delle acque in corrispondenza della presa, di quelle
immesse da corsi d'acqua naturali o artificiali nonché
da scarichi di ogni tipo, determinando l'entità
e la natura dell'inquinamento provocato, con particolare
riguardo alle direzioni scarichi-presa.
In relazione all'importanza della derivazione (rapportata
alla disponibilità di acqua e all'estensione
della superficie del lago) saranno sviluppate indagini
sul regime idrologico e limnologico, con particolare
riferimento all'andamento nel tempo - alle varie profondità
e nelle diverse zone del lago - della temperatura,
della torbidità, dei parametri chimici, della
flora e della fauna, nonché della vegetazione
di fondo, delle correnti e del moto ondoso. Si terrà
conto altresì degli scambi idrologici profondi.
Per derivazioni di modesta entità le suddette
indagini potranno essere limitate ad uno specchio di
lago circostante la presa, di estensione da determinare
di volta in volta in relazione alle situazioni locali.
Sulla base di tali indagini saranno definiti l'ubicazione
e le caratteristiche dell'opera di presa, nonché
i provvedimenti amministrativi e le opere di protezioni.
Essi saranno in rapporto sia all'importanza degli attingimenti,
commisurati alla capacità dell'invaso, sia alle
caratteristiche ed all'affidabilità dell'impianto
di trattamento.
L'opera di presa sarà disposta a distanza dal
fondo tale da evitare apprezzabili azioni di richiamo
di torbidità o vegetazione e a distanza dalla
superficie tale che - anche nelle condizioni di massimo
svaso - si abbiano limitate escursioni delle caratteristiche
termiche e biologiche. Essa sarà ubicata in
modo da risentire il meno possibile dell'influenza
degli scarichi, tenuto conto del gioco delle correnti.
L'opera di presa sarà di norma provvista di luci
regolabili a quota diversa, specie quando si prevedono
notevoli escursioni del livello d'acqua.
I provvedimenti amministrativi riguarderanno in particolare
la eventuale definizione della destinazione del territorio
direttamente influente sul lago, la limitazione dell'esercizio
della navigazione, della pesca e della balneazione,
nonché nell'uso di fertilizzanti e di pesticidi
sulle aree agricole delle sponde. Essi, inoltre, considereranno
eventuali interventi restrittivi o integrativi sulle
caratteristiche degli scarichi nel lago e nei suoi
affluenti, nonché nel sottosuolo ricadente nel
bacino idrogeologico del lago, secondo quanto previsto
dall'art.26 della legge n.319. La zona nella quale
è ubicata l'opera di presa sarà opportunamente
delimitata con galleggianti o altre apparecchiature
di segnalazione.
Le opere di protezione comprenderanno la sistemazione
delle pendici del lago e di quelle degli affluenti
particolarmente dissestate, nonché l'eventuale
deviazione delle acque meteoriche e di quelle provenienti
dagli scarichi verso zone lontane dalla presa o addirittura
a valle del lago.
La progettazione dei serbatoi artificiali sarà
sviluppata nel rispetto delle precedenti norme e prevederà,
inoltre, la presenza di un volume e di un tirante di
acqua - anche in condizioni di massimo svaso - necessaria
ad assicurare la salvaguardia degli equilibri biologici.
B) Corsi d'acqua.
Si dovranno definire, in via preliminare, il regime
idrologico del corso d'acqua nel tratto interessato
alla presa (con particolare riguardo alle magre), la
quantità e la natura del trasporto solido in
sospensione correlato al regime idrologico, le caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche delle acque nei vari
periodi.
Dovrà essere accertata altresì la presenza
di insediamenti, la ubicazione e la qualità
degli scarichi. In stretto riferimento a tali accertamenti
saranno definiti la ubicazione dell'opera di presa,
i provvedimenti amministrativi e le opere di protezione;
questi saranno in relazione alla portata derivata rapportata
a quella del corso d'acqua.
L'opera di presa sarà ubicata preferibilmente
a monte di insediamenti e scarichi importanti; se a
valle, sarà ubicata alla maggiore distanza possibile
da essi.
I provvedimenti amministrativi saranno riferiti a quella
parte di bacino, a monte della presa, che più
direttamente può concorrere all'inquinamento
nella zona interessata. Essi concerneranno in particolare
la eventuale definizione della destinazione del territorio,
la limitazione dell'uso del corpo d'acqua (navigazione,
balneazione, pesca) e di fertilizzanti e pesticidi
in agricoltura, nonché gli interventi restrittivi
e integrativi sulle caratteristiche degli scarichi,
secondo quanto previsto dall'art.26, della legge n.319.
In relazione alle situazioni locali, nella zona dell'opera
di presa, si potrà procedere all'imposizione
di servitù o all'esproprio.
Le opere di protezione riguarderanno opere in alveo,
sistemazione delle sponde, eventuali spostamenti di
manufatti e di scarichi preesistenti.
2.2 Impianti di trattamento.
Gli impianti di trattamento dovranno tener conto delle
caratteristiche delle acque all'ingresso e di quelle
richieste dall'uso cui sono destinate.
Dovranno essere ubicati in zone che non siano interessate
dalle acque di piena di corsi d'acqua o di laghi naturali
o artificiali e dovranno essere protetti altresì
dalle acque di falda e da quelle superficiali di qualsiasi
provenienza.
Le zone in cui sono ubicati gli impianti dovranno essere
recintate e l'accesso ad esse dovrà essere rigorosamente
precluso ad estranei.
Gli impianti funzionanti in continuità dovranno
essere realizzati in due o più unità
operatrici gemelle. Quelli di minore importanza, per
i quali sia previsto un limitato numero di ore di funzionamento
al giorno, potranno essere realizzati in una unica
unità operativa.
In ogni caso dovrà essere prevista una capacità
di compenso e di riserva dell'acqua trattata, in modo
da far fronte alle interruzioni o alle riduzioni di
funzionamento dell'impianto.
Gli impianti dovranno essere realizzati in modo che
sia sempre assicurata l'energia necessaria per il loro
funzionamento, anche in caso di interruzione dell'energia
di rete.
Le unità operatrici destinate al trattamento
di disinfezione di sicurezza dell'acqua dovranno, in
ogni caso, assicurare sempre una capacità di
erogazione di agente disinfettante adeguatamente superiore
al massimo previsto, per poter far fronte ad esigenze
eccezionali non prevedibili.
Gli impianti dovranno comprendere adeguate opere di
raccolta e smaltimento dei prodotti di rifiuto del
trattamento (fanghi di sedimentazione, acque di lavaggio
dei filtri, altre acque di lavaggio e pulizia, salamoia
ed altre soluzioni rigeneratrici).
Tale smaltimento dovrà essere effettuato nel
rispetto delle norme emanate in base all'art.2, punto
3, della legge n.319.
Per gli impianti di grande dimensione si dovrà
valutare la opportunità di prevedere il recupero,
almeno parziale, delle sostanze chimiche.
Gli impianti dovranno essere dotati di strumenti di
misura e di controllo, possibilmente registratori,
del funzionamento delle singole unità operatrici
in tutte le fasi del trattamento.
Le unità operatrici dovranno essere munite di
dispositivi di sicurezza e di allarme di fuori esercizio,
avaria o funzionamento anomalo, con segnalazione al
quadro centrale di controllo degli impianti, onde consentire
l'immediato intervento del personale di controllo.
Gli impianti dovranno essere muniti di un laboratorio
di analisi, di dimensioni adeguate all'importanza dell'impianto,
per il controllo (in continuo e con registrazione)
dei dati della qualità dell'acqua da trattare
e dell'acqua trattata.
2.3 Impianti di trasporto.
Salvo il caso in cui le acque derivate siano potabili
allo stato naturale, gli impianti di trasporto sono
preceduti da opere che convogliano l'acqua grezza dalla
presa all'impianto di trattamento.
Le caratteristiche progettuali di tali opere (strettamente
connesse alla natura e alla morfologia dei terreni
attraversati, al loro sviluppo e alla portata da trasportare)
devono raggiungere lo scopo precipuo di preservare
la qualità delle acque da possibili deterioramenti.
A tale fine saranno rivolti anche i provvedimenti amministrativi
e tecnici che di volta in volta si dovranno adottare.
Il trasporto di acqua potabile sarà effettuato
sempre mediante condotti chiusi (nei quali l'acqua
può defluire in pressione o a pelo libero) tali
da garantire stabilmente la protezione igienica e termica
dell'acqua stessa.
A questo scopo le opere di trasporto avranno sede in
terreni la cui stabilità sia accertata mediante
indagini di dettaglio.
La scelta del tracciato, del tipo di condotto e dei
materiali che lo costituiscono, delle caratteristiche
dei dispositivi e dei mezzi di giunzione, sarà
fatta sulla base della natura e della morfologia dei
terreni attraversati, nonché delle pressioni
interne e delle caratteristiche delle acque convogliate.
La profondità di posa sarà fissata anche
in rapporto alle caratteristiche climatiche della zona.
Il tracciato dei condotti si dovrà sviluppare
il più possibile all'esterno di zone interessate
da insediamenti civili o produttivi e, in particolare,
dalle relative reti di scarico, e dovrà ricadere
il più possibile lontano da aree soggette a
deposito o scarichi che possano costituire fonte di
inquinamento.
In relazione all'importanza dell'opera di trasporto
e sulla base del tracciato e del tipo di condotto prescelti,
nonché delle caratteristiche geomorfologiche
dei terreni attraversati e dello stato di insediamenti
in atto negli stessi, saranno definiti i provvedimenti
amministrativi e le opere e gli accorgimenti di protezione.
I provvedimenti amministrativi riguarderanno la definizione
di una opportuna fascia di protezione del condotto,
da assoggettare a limitazioni di uso quali: divieti
di edificazioni, di piantagioni arboree, di deposito
o spandimento (sul suolo e nel sottosuolo) di materie
che possono essere fonti di inquinamento.
Le opere e gli accorgimenti di protezione hanno lo scopo
di difendere il condotto da quelle fonti di possibile
inquinamento non evitate dal tracciato e non ovviabili
mediante i provvedimenti amministrativi.
In particolare, quando non sia possibile mantenere le
distanze desiderate da fognature urbane e industriali,
è necessario che la generatrice inferiore della
condotta di acqua potabile sia sufficientemente al
di sopra di quella superiore della condotta di acque
reflue. Se però la distanza fra di esse non
consente un sufficiente grado di sicurezza contro il
pericolo di possibile inquinamento dell'acqua convogliata,
o allorquando una condotta di acqua potabile ne attraversi
una di acque di scarico, almeno uno delle due condotte
- preferibilmente quella dell'acquedotto - dovrà
essere protetta con apposito manufatto che impedisca
alle eventuali perdite dalla tubazione fognante di
raggiungere il condotto potabile e che consenta di
evidenziare l'esistenza delle perdite stesse.
Nel caso di attraversamento di terreni interessati da
falde acquifere si adotteranno opportune opere di accorgimento,
per evitare infiltrazioni di acqua dall'esterno. In
particolare, per le tubazioni in pressione, il carico
dovrà essere superiore a quello della falda.
Adeguati provvedimenti tecnici dovranno essere adottati
per la realizzazione di attraversamenti di corsi d'acqua,
di tratti di lago o di mare, tenendo anche conto delle
difficoltà di controlli durante l'esercizio.
Tra i normali accorgimenti di protezione rientra la
sistemazione in appositi pozzetti dei dispositivi:
di regolazione, di intercettazione, di sfiato, di scarico
e di misura, disposti in asse o in deviazione rispetto
al condotto.
L'immissione delle acque di scarico nel ricettore avverrà
tramite apposita intercettazione idraulica a sifone.
Per la difesa del condotto dall'aggressività
dei terreni attraversati (anche per quanto riguarda
le correnti vaganti) e delle acque convogliate, si
provvederà mediante idonea protezione attiva
o passiva del materiale che lo costituisce.
Il controllo del regolare funzionamento degli impianti
sarà attuato mediante idonee apparecchiature
di misura, di segnalazione e di allarme, che segnaleranno
quelle variazioni delle caratteristiche delle acque
e dei fattori idraulici alle quali si connettono inquinamenti
attuali o situazioni di pericolosità.
2.4 Impianti di distribuzione.
2.4.1. - Serbatoi. - I serbatoi interrati dovranno essere
ubicati preferibilmente in zone lontane da insediamenti
e da fonti di inquinamento, e che offrano inoltre sufficienti
garanzie di stabilità.
All'intorno di essi dovrà essere stabilita un'area
di rispetto, sulla quale siano imposte opportune limitazioni
dell'uso del territorio. L'estensione di tale area
sarà definita sulla base delle caratteristiche
idrogeologiche e geotecniche del terreno interessato,
delle eventuali fonti di inquinamento, nonché
delle caratteristiche costruttive dei serbatoi medesimi.
Dovranno essere previste opportune opere, intese ad
intercettare o allontanare le acque di falda, di pioggia
e quelle di piena di eventuali corsi d'acqua.
I serbatoi, specie se di grandi dimensioni, dovranno
essere frazionati in più unità parallele.
L'arrivo delle acque dovrà essere ubicato in
posizione opposta a quella di partenza, ovvero si dovranno
inserire opportuni setti che favoriscano la circolazione
e quindi il ricambio dell'acqua immagazzinata.
Le tecniche costruttive e i materiali impiegati dovranno
assicurare la perfetta tenuta idraulica delle pareti
e del fondo.
Le pareti, inoltre, dovranno essere protette dall'esterno
mediante idonea intercapedine ispezionabile, munita
di apposita cunetta di raccolta e di allontanamento
delle acque. In mancanza di tale intercapedine le pareti
dovranno essere impermeabilizzate verso le venute dall'esterno
e fornite di un adeguato sistema verticale di drenaggio,
che consenta anche di rilevare eventuali perdite.
Ogni vasca sarà dotata di scarico di fondo e
di scarico di superficie.
Il fondo della vasca avrà una pendenza verso
il punto di scarico per consentire un agevole smaltimento
delle acque di lavaggio.
Le acque di sfioro e di scarico dovranno confluire in
appositi pozzetti, i cui scarichi siano muniti di chiusura
idraulica.
L'accesso alle vasche deve avvenire attraverso la camera
di manovra o l'intercapedine. Le porte di accesso devono
essere a tenuta e non aprirsi verso le vasche.
La presa sarà situata ad una conveniente altezza
sul fondo della vasca o della eventuale zona ribassata
predisposta per l'alloggiamento della presa stessa,
e sarà munita di apposita succhieruola.
I dispositivi di aerazione dovranno preferibilmente
aprirsi verso le camere di manovra ed essere idonei
ad impedire il passaggio di organismi viventi o polveri.
Le vasche non dovranno essere fornite di luci aperte
direttamente all'esterno e, al di sopra di esse, non
dovranno essere praticate aperture di accesso.
La copertura dei serbatoi sarà impermeabilizzata
e dotata di sistema di smaltimento delle acque di pioggia.
Essa, inoltre, sarà coibentata termicamente
mediante rivestimento di materiali idonei, ovvero con
uno strato di terreno di adeguato spessore. Quest'ultimo
potrà essere coltivato esclusivamente a prato.
Opportune recinzioni impediranno l'accesso alla zona
di copertura da parte di persone non autorizzate.
Le apparecchiature per la misurazione della portata,
della pressione e delle caratteristiche della qualità
delle acque, in arrivo o in uscita dal serbatoio, dovranno
essere alloggiate nella camera di manovra.
I serbatoi sopraelevati saranno protetti termicamente
mediante intercapedine di aria o apposito materiale
coibente.
2.4.2. - Reti di distribuzione. - Sotto l'aspetto igienico
le reti di distribuzione costituiscono la parte più
vulnerabile dell'acquedotto, sia per la presenza di
numerose apparecchiature (di sezionamento, derivazione,
sfiato, scarico, misura) che costituiscono punti di
possibile inquinamento, sia per le caratteristiche
dell'ambiente nel quale di norma si ha coesistenza
fra le reti medesime e quelle fognanti. La situazione
è aggravata dalle sollecitazioni dovute al traffico
e dalla presenza di correnti vaganti, che possono essere
causa di rottura delle tubazioni.
Pertanto particolare attenzione dovrà porsi nella
scelta del tipo di tubazione e dei relativi giunti,
al fine di assicurare la tenuta anche in occasione
dello svuotamento delle condotte, e nelle opere di
protezione delle suddette apparecchiature.
Le reti stesse sono soggette alle norme generali di
cui al punto 2.3, ma sono costituite sempre da tubazioni
in pressione. In ciascun punto della rete la quota
piezometrica dovrà essere adeguatamente superiore
alla quota del terreno, anche nelle situazioni di esercizio
più gravose.
Di norma i tronchi principali delle reti di distribuzione
saranno a maglie chiuse, mentre i tronchi secondari
potranno essere a ramificazione.
Dovranno essere predisposte apposite apparecchiature
di scarico e di sezionamento, che consentano il completo
svuotamento per tronchi della rete.
Gli scarichi delle condotte non devono essere messi
in comunicazione diretta con la fognatura; essi devono
avvenire attraverso apposito pozzetto provvisto di
intercettatore idraulico. Lo sbocco della condotta
di scarico dall'acquedotto nel pozzetto dovrà
essere convenientemente al disopra del livello massimo
nel pozzetto medesimo.
E' opportuno che le diramazioni agli utenti siano munite
di apparecchiatura automatica atta ad impedire il ritorno
dell'acqua già consegnata agli utenti stessi,
dovuto ad eventuale abbassamento della pressione in
rete.
Nel caso in cui è impiegata una doppia rete di
distribuzione (una per acqua potabile e l'altra per
uso non potabile), dovrà essere impedita la
loro connessione e le tubazioni delle due reti dovranno
essere ben distinte fra loro e facilmente individuabili.
3. ESERCIZIO.
3.1 Premesse.
L'esercizio degli impianti di acquedotto deve essere
affidato a personale specializzato. Le strutture organizzative
e i mezzi tecnici devono essere idonei a dare attuazione
alle presenti norme.
Prima che venga posto in esercizio un impianto di acquedotto,
dovrà procedersi alla sua disinfezione. Altrettanto
dovrà farsi per quelle parti in cui siano stati
effettuati interventi di manutenzione.
E' indispensabile che venga esercitato un attento e
continuo controllo della qualità delle acque
in tutte le fasi (dall'attingimento alla distribuzione)
e del buon funzionamento di tutti gli impianti che
compongono l'acquedotto, tenendo presente che - qualunque
siano le precauzioni adottate nella loro realizzazione
- possono insorgere cause di contaminazione non previste
o non prevedibili.
Il prelievo dei campioni di acqua deve essere effettuato
in corrispondenza di punti dell'impianto di acquedotto
opportunamente scelti, nei quali siano state predisposte
apposite apparecchiature di presa.
La frequenza dei controlli verrà stabilita in
conformità delle norme vigenti, nonché
in relazione alla estensione e alle condizioni di tutte
le opere costituenti l'impianto, alla provenienza dell'acqua
distribuita, alla uniformità dei risultati dei
controlli stessi, all'affidabilità dell'eventuale
impianto di trattamento e al numero di abitanti servito.
Si dovranno programmare in via preventiva i provvedimenti
occorrenti per fronteggiare eventuali situazioni di
emergenza conseguenti all'inquinamento delle acque.
Qualora le acque di lavaggio delle varie parti dell'acquedotto,
nonché quelle di sfioro o di scarico, abbiano
un contenuto in cloro libero superiore al limite previsto
dalle tabelle per lo scarico in acque superficiali,
è necessario prevedere lo scarico di esse, con
le idonee cautele, in fognatura.
Se il cloro libero supera di molto il limite predetto
si dovranno adottare opportuni accorgimenti tecnici
intesi a diminuire la concentrazione di cloro.
Analoghi accorgimenti dovranno essere adottati quando
lo scarico avviene direttamente in corsi d'acqua superficiali.
3.2 Impianti di attingimento.
Le parti dei bacini di alimentazione, per le quali sia
stata ravvisata la necessità di adottare provvedimenti
amministrativi di protezione, dovranno essere oggetto
di ispezioni periodiche intese a rilevare le eventuali
violazioni di tali provvedimenti.
Particolare tempestiva attenzione dovrà essere
rivolta alle violazioni che possano conferire alle
acque utilizzate caratteristiche tossiche. Nei casi
in cui possa essere temuto il verificarsi di situazioni
di questo tipo, è necessario predisporre idonee
apparecchiature di rilevamento continuo e di allarme,
con sorveglianza permanente.
3.3 Impianti di trattamento.
Gli impianti di trattamento dovranno essere soggetti
ad un continuo controllo. Questo dovrà essere
tanto più attento quanto più numerose
e complesse sono le correzioni realizzate, e dovrà
essere tale da garantire che alla distribuzione non
arrivino acque non idonee al consumo.
In relazione alle caratteristiche dell'impianto verranno
stabilite le analisi occorrenti.
Le caratteristiche qualitative delle acque dovranno
essere costantemente controllate in tutte le fasi del
trattamento.
Il controllo delle acque all'uscita dell'impianto avrà
anche lo scopo di assicurare che le acque da immettere
nelle condotte siano tali da non ingenerare fenomeni
corrosivi nelle condotte stesse.
3.4 Impianti di distribuzione.
Allegato 4
Le strutture murarie dei serbatoi (specie delle pareti
perimetrali e della platea) dovranno essere periodicamente
controllate, per accertare la presenza di eventuali
fessurazioni, attraverso le quali potrebbe inquinarsi
l'acqua immagazzinata.
Si dovrà procedere periodicamente alla pulizia
delle vasche, per rimuovere i depositi e la vegetazione
che potrebbero formarsi.
Le caratteristiche dell'acqua distribuita dovranno essere
controllate frequentemente. I campioni dovranno essere
prelevati in corrispondenza dell'arrivo e della partenza
dai serbatoi, nonché in punti caratteristici
della rete di distribuzione.
NORME TECNICHE GENERALI PER LA
REGOLAMENTAZIONE DELL'INSTALLAZIONE E DELL'ESERCIZIO
DEGLI IMPIANTI
DI FOGNATURA E DEPURAZIONE
PREMESSA.
Le norme si riferiscono agli impianti di fognatura e
depurazione che verranno costruiti dopo la data di
entrata in vigore delle norme stesse. Per gli impianti
esistenti dovranno essere gradualmente adottate misure
correttive, tendenti ad allinearli alla normativa richiesta
per i nuovi impianti.
Tale gradualità verrà definita dalle regioni
nel quadro dei compiti ad esse attribuiti dall'art.4
della legge n.319.
Le norme si applicano anche all'ampliamento di impianti
esistenti e nell'esercizio di questi ultimi.
IMPIANTI DI FOGNATURA.
DEFINIZIONI.
Per impianto di fognatura si intende il complesso di
canalizzazioni, generalmente sotterranee, atte a raccogliere
ed allontanare da insediamenti civili e/o produttivi
le acque superficiali (meteoriche, di lavaggio, ecc.)
e quelle reflue provenienti dalle attività umane
in generale. Le canalizzazioni funzionano a pelo libero;
in tratti particolari il loro funzionamento può
essere in pressione (condotte di mandata da stazioni
di sollevamento, attraversamenti in sifoni, ecc.).
Una rete di fognatura può essere a sistema misto
quando raccoglie nella stessa canalizzazione sia le
acque di tempo asciutto, che quelle di pioggia, ed
a sistema separato se le acque reflue vengono raccolte
in una apposita rete distinta da quella che raccoglie
le acque superficiali.
Le canalizzazioni, in funzione del ruolo che svolgono
nella rete fognaria, sono distinte secondo la seguente
terminologia:
fogne: canalizzazioni elementari che raccolgono le
acque provenienti da fognoli di allacciamento e/o da
caditoie, convogliandole ai collettori;
collettori: canalizzazioni costituenti l'ossatura principale
della rete che raccolgono le acque provenienti dalle
fogne e, allorché conveniente, quelle ad essi
direttamente addotte da fognoli e/o caditoie. I collettori
a loro volta confluiscono in un emissario;
emissario: canale che, partendo dal termine della rete,
adduce le acque raccolte al recapito finale.
1. - Le canalizzazioni fognarie e le opere d'arte connesse
devono essere impermeabili alla penetrazione di acque
dall'esterno e alla fuoriuscita di liquami dal loro
interno nelle previste condizioni di esercizio.
Le sezioni prefabbricate devono assicurare l'impermeabilità
dei giunti di collegamento e la linearità del
piano di scorrimento.
La impermeabilità del sistema fognario deve essere
attestata da appositi certificati di collaudo.
2. - Le canalizzazioni e le opere d'arte connesse devono
resistere alle azioni di tipo fisico, chimico e biologico
eventualmente provocate dalle acque reflue e/o superficiali
correnti in esse. Tale resistenza potrà essere
assicurata sia dal materiale costituente le canalizzazioni
che da idonei rivestimenti.
L'impiego del materiale di rivestimento e delle sezioni
prefabbricate è ammesso solo su presentazione
di apposita dichiarazione di garanzia, debitamente
documentata, della ditta di fabbricazione.
Le canalizzazioni costituite da materiali metallici
devono, inoltre, risultare idoneamente protette da
eventuali azioni aggressive provenienti sia dall'esterno,
che dall'interno delle canalizzazioni stesse. Il regime
delle velocità delle acque nelle canalizzazioni
deve essere tale da evitare sia la formazione di depositi
di materiali, che l'abrasione delle superfici interne.
I tempi di permanenza delle acque nelle canalizzazioni
non devono dar luogo a fenomeni di settizzazioni delle
acque stesse.
3. - Manufatti di ispezione devono di norma essere previsti
ad ogni confluenza di canalizzazione in un'altra, ad
ogni variazione planimetrica tra due tronchi rettilinei,
ad ogni variazione di livelletta ed in corrispondenza
di ogni opera d'arte particolare.
Il piano di scorrimento nei manufatti deve rispettare
la linearità della livelletta della canalizzazione
in uscita dai manufatti stessi.
I manufatti di cui sopra devono avere dimensioni tali
da consentire l'agevole accesso al personale addetto
alle operazioni di manutenzione e controllo.
Lungo le canalizzazioni, al fine di assicurare la possibilità
di ispezione e manutenzione, devono disporsi manufatti
a distanza mutua tale da permettere l'agevole intervento
del personale addetto.
4. - Le caditoie devono essere munite di dispositivi
idonei ad impedire l'uscita dalle canalizzazioni di
animali vettori e/o di esalazioni moleste.
Esse devono essere disposte a distanza mutua, tale da
consentire la veloce evacuazione nella rete di fognatura
delle acque di pioggia e comunque in maniera da evitare
ristagni di acque sulle sedi stradali o sul piano di
campagna.
5. - Tutti gli allacciamenti previsti alle reti pubbliche devono essere muniti di idonei manufatti, le cui dimensioni ed ubicazione devono permettere una agevole ispezionabilità al personale addetto alle operazioni di manutenzione e controllo.
6. - Gli scaricatori di piena da reti di tipo misto
devono essere dimensionati in modo tale da assicurare
che le acque scaricate presentino una diluizione compatibile
con le caratteristiche e con l'uso del ricettore.
I rapporti di diluizione e le modalità di scarico
verranno stabiliti dagli enti competenti alla autorizzazione
allo scarico.
7. - Le stazioni di sollevamento devono essere sempre
munite di un numero di macchine tale da assicurare
una adeguata riserva.
I tempi di attacco e stacco delle macchine devono consentire
la loro utilizzazione al meglio delle curve di rendimento
ed al minimo di usura, tenendo conto che i periodi
di permanenza delle acque nelle vasche di adescamento
non determinino fenomeni di setticizzazione delle acque
stesse.
Le stazioni di sollevamento devono essere munite o collegate
ad idonei scaricatori di emergenza, tali da entrare
autonomamente in funzione in caso di interruzione di
fornitura di energia.
Qualora per ragioni plano-altimetriche non risulti possibile
la installazione di scaricatori di emergenza, le stazioni
di sollevamento devono, in aggiunta alla normale alimentazione
di energia, essere munite di autonomi gruppi energetici,
il cui stato di manutenzione deve essere attestato
dalle annotazioni riportate su apposito registro.
Autonomi gruppi energetici devono, inoltre, essere previsti
in tutti quei casi in cui il ricettore - dove potrebbe
sversare lo scarico di emergenza - è sottoposto
a particolari vincoli.
8. - La giacitura del sottosuolo delle reti fognarie
deve essere realizzata in modo tale da evitare interferenze
con quella di altri sottoservizi.
In particolare le can